Il pensiero decoloniale di Houria Boultedja
Houria Bouteldja, franco-algerina, è saggista, attivista politica e autrice di Beaufs et barbares, in italiano Maranza di tutto il mondo, unitevi! (DeriveApprodi, 2024). Bouteldja è una delle figure più influenti del pensiero decoloniale contemporaneo in Europa, pensiero che porta avanti una profonda critica verso la cosiddetta colonialità del potere, quell’insieme di basi ideologiche, economiche e culturali razziste che plasmano la struttura e il funzionamento dei nostri Stati democratici.
L’attivista parla, infatti, di Stato razziale integrale, nucleo teorico del proprio libro e dell’intero pensiero decoloniale: in questo Stato la razza è l’invisibile cemento che genera la stabilità e la sopravvivenza del sistema capitalista e neoliberista, unendo le istituzioni alla vita quotidiana dei cittadini. Per Bouteldja questo sistema si regge su quello che chiama contratto razziale, un accordo implicito tra la classe dominante e le classi subalterne bianche che porta a conseguenze violente e sistematiche per i non bianchi (gli indigènes o i barbari delle periferie). Questo tipo di Stato diventa lo strumento che finisce per criminalizzare e disumanizzare i barbari sistematicamente e indiscriminatamente attraverso la relegazione sociale ed economica.
Bouteldja è radicale nel pensare che la sinistra occidentale, che pur dovrebbe esserle, ideologicamente, alleata, abbia in realtà tradito non solo le istanze delle minoranze, ma anche sé stessa. L’attivista ritiene che la sinistra abbia commesso un vero e proprio tradimento storico ai danni dei colonizzati e dei loro discendenti. Secondo la Bouteldja, le sinistre occidentali hanno tradito la loro natura rivoluzionaria rinunciando alla lotta di classe globale per difendere gli interessi dei lavoratori europei, migliorando la condizione della classe operaia bianca ma lasciando alla deriva colonie e colonizzati attraverso lo sfruttamento del Sud del mondo.
Il tradimento della sinistra e l’invisibilità della dimensione coloniale e razziale si spiega attraverso il concetto che l’attivista definisce bianchezza: non si tratta del colore della pelle ma di un radicato e strutturale insieme di rapporti di potere. E’ questa la base ideologica implicita che difende interessi e privilegi della borghesia bianca a discapito dei non bianchi. Per Bouteldja, inoltre, nella sinistra bianca e progressista, ha le radici anche un dilagante paternalismo razzista, una forma di pervasivo dominio coloniale che si nasconde dietro la maschera dell’universalismo e del progressismo occidentale.
La radicale critica di Houria Bouteldja, dunque, fa riflettere sul fatto che l’antirazzismo richiede innanzitutto lo smantellamento della cultura della bianchezza e il riconoscimento dell’ipocrisia progressista.