10 | 09 | 2026

Eva Baltasar, la letteratura della solitudine

Eva Baltasar in dialogo con Silvia Righi racconta la solitudine dell'esistenza umana nella società contemporanea

In catalano, spiega Eva Baltasar nella sua conversazione con la poeta Silvia Righi, ocàs vuol dire tramonto, come il tramonto della società che stiamo vivendo nella nostra contemporaneità.

Eppure, un tramonto può anche essere bello, un momento di condivisione, qualcosa a cui guardare alla fine di una lunga giornata. È questo lo spirito contradditorio che abita Decadenza e fascino, in originale Ocàs i fascinació, romanzo che esamina da vicino le brutture del capitalismo, ma che prova anche a immaginarne una via d’uscita. Un regalo che Baltasar vuole fare alla protagonista e, tramite lei, ai suoi lettori, quello di una seconda occasione dopo la caduta, la possibilità di rialzarsi e di trovare forza nella comunità.

La letteratura di Baltasar è da sempre radicata nella solitudine, e questo nuovo titolo non è da meno.

La protagonista senza nome, altro tratto tipico dell’autrice, si ritrova ad affrontare l’isolamento sociale che in ogni momento minaccia la vita dei giovani precari, in bilico tra speranze e realtà. Ambientato a Barcellona, il romanzo racconta una protagonista immersa in un mondo sovrappopolato, ma individualista e incapace di costruire legami - contrapposizione che nel romanzo è resa a livello simbolico dal lavoro della protagonista come donna delle pulizie. Attingendo alla propria esperienza universitaria, Baltasar ha sottolineato nel suo intervento come gli addetti alle pulizie si trovino in uno stadio dell’esistenza al confine tra l’umano e il non-umano: hanno infatti un accesso privilegiato a luoghi intimi, quali le case, lasciate completamente aperte a sconosciuti che si occupano di pulirle, di nascondere e ordinare i segreti celati al resto del mondo. La protagonista è immersa nelle vite degli altri, ma non vi appartiene. Come accadeva già in Boulder, la casa non è un luogo di accoglienza, ma la soglia su esistenze estranee.

« Io ho scritto poesia e basta per 15 anni »

La conversazione con Righi ha portato alla luce il processo creativo dietro i lavori di Baltasar. Con un lungo passato nella poesia, l’autrice ha iniziato a scrivere romanzi come modo per allontanarsi dal continuo e soffocante confronto con sé stessa a cui la costringeva la poesia, un’occasione per uscire dalla bolla dell’ego per spostarsi nella prospettiva di altri e incontrare altre soggettività, un atto catartico, dice Baltasar, che le ha consentito in seguito di ritornare alla poesia tradizionale. Definito come una casualità, l’approdo alla narrativa ha dato modo a Baltasar di espandere il proprio universo per accogliere nella sua scrittura le storie di chi la circonda, in particolare l’universo femminile nel quale si è formata. Rifiutando una distinzione netta tra prosa e poesia, Baltasar descrive la sua scrittura come una confluenza tra le due, il frutto di un percorso unico in cui ogni esperienza nutre la successiva, come emerge dallo stile dell’autrice, che privilegia il ritmo della lingua e la costruzione dell’immagine.

Sebbene abbia trovato fama come romanziera grazie al trittico composto da Permafrost, Boulder e Mammut, Baltasar ha rivelato che Decadenza e fascino è un’opera autonoma e che né il suo successivo Peixos, inedito in Italia, ma in arrivo per Fandango, né il romanzo al quale sta lavorando al momento sono collegati tra loro, anche se non esclude che, una volta in mano al pubblico, si possano rivelare dei fili rossi tra loro che li rendano parte di un lavoro che si estende oltre la singola opera. L’autrice sostiene infatti che parte della catarsi della scrittura derivi dalle rivelazioni che emergono dal subconscio e che prescindono dalle intenzioni autoriali, e solo il tempo svelerà se Decadenza e fascino segna l’inizio di una nuova fase della scrittura di Eva Baltasar.

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