09 | 09 | 2026

Ma questa è roba per bambini?

Il pericoloso potere delle bugie

Adam Gidwitz parte sempre da domande a cui non sa rispondere, che finiscono per ossessionarlo e che, ad un certo punto, rendono necessario l’atto di scrivere una storia.

Storie come quella di Max Bretzfeld, il protagonista del suo ultimo libro, un ragazzo brillante, costretto a fuggire a dieci anni dalla Germania nazista, lasciandosi alle spalle la sua casa e la sua famiglia, per ritrovarsi in Inghilterra, dove non conosce niente e nessuno, nemmeno la lingua.

Max crescerà quindi facendo i conti con la solitudine, trascorrendo le giornate a smontare e rimontare apparecchi radio, dalla quale sentirà, tra le altre, anche la voce di Hans Fritzsche, il giornalista e radiofonico del Reich, che lo riporterà alla solita ferita aperta, a quella Germania che ha abbandonato e dove tornerà, questa volta in veste di spia, una volta cresciuto.

Max nella casa delle spie è una storia di amicizia, avventura, spionaggio, ma è soprattutto una storia sul pericoloso potere delle bugie, da cui il protagonista stesso sembra non riuscire a fuggire. Gidwitz scrive il libro con l’intento di mettere prima sè stesso e poi il lettore di fronte al proprio egoismo, che spesso allontana dalla strada della verità. Non a caso una delle citazioni inserite in esergo dall'autore è la citazione storpiata di Albert Camus: «Tra la verità e mia madre, scelgo mia madre».

Una presa di coscienza cruda, brutale, che nel romanzo viene ripresa spesso attraverso figure storiche come Albert Speer, l’architetto nazista che progettò i campi di sterminio, ma anche lo stesso Max, che nei panni di spia, per farsi accettare dai nazisti, si macchierà di azioni violente.

«Siamo disposti a fare cose orribili per le persone a noi care e non capiamo mai fino a che punto lo facciamo per loro o per noi»

afferma Gidwitz e non lo dice con giudizio, ma nemmeno con la volontà di assolvere qualcuno dalle proprie colpe. Era fondamentale per lui, tuttavia, dipingere all’interno del romanzo i nazisti non come dei mostri, ma come esseri umani che hanno agito mostruosamente. Sarebbe troppo facile esentare da ogni rischio la coscienza con l’idea che solo i mostri possano compiere certe atrocità.

Dunque si arriva alla domanda nel titolo, quella che Adam Gidwitz si sente ripetere più spesso: «Ma questa è roba per bambini?»

Sì, lo è, o per meglio dire è una storia per tutti, perché proteggere qualcuno da certi temi significa anche nascondergli una parte di verità e quindi mentirgli.

La menzogna era lo strumento con cui Hitler accecava le masse, forse persino sè stesso - era un uomo che amava smisuratamente la propria voce - ed è lo strumento che Gidwitz associa, almeno in parte, anche a Donald Trump.

La consapevolezza, anche quella scomoda, è un percorso tortuoso tra le spine, come quello di Max, ma che, in fondo, è forse l’unica strada per rimanere liberi, l’unico modo per non farsi controllare dalle bugie.

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