12 | 09 | 2026

Mantova: meravigliosamente disarmonica

La città delle sovrapposizioni e degli abbracci improbabili

Piazza Sordello, la storica piazza di Mantova, dove si affacciano il Palazzo Ducale e la Cattedrale di San Pietro Apostolo, è da molti considerata una delle più belle d’Italia. Eppure, i mantovani non la attraversano quasi mai: d’estate, infatti, è completamente esposta al sole e la gente preferisce rintanarsi sotto ai portici o percorrere il vecchio “listone” che porta al voltone di San Pietro, il più possibile radenti agli edifici per elemosinare la scarsa ombra dei tetti. D’inverno, quando fa freddo, i ciottoli della piazza si coprono di quella sottile patina ghiacciata che li rende scivolosi. Inoltre è sbilenca, in leggera salita o discesa a seconda del lato da cui la si attraversa. E così, al centro della piazza si forma un immaginario abisso, un vuoto.

Stefano Scansani, giornalista e accademico virgiliano, nel descrivere Piazza Sordello parla della «sovrapposizione fisarmonica di eventi nelle diverse epoche», ad esempio di quella romana, quella in cui crebbe il sommo poeta Virgilio, dove la piazza era il cuore della città, o anche di quella gonzaghesca, che per ragioni strategiche la rase al suolo, aumentando lo spazio vitale tra il palazzo e il resto della cittadina.

In tal senso Piazza Sordello rappresenta appieno Mantova, una città disarticolata, dove i periodi storici che ha vissuto si accavallano talvolta in modo disarmonico, rendendola ancora difficile da decifrare, impalpabile e oscura. Basta pensare anche solo al nome della città, che per secoli è stato ricondotto, anche grazie alle interpretazioni di Dante e Virgilio, a Manto, la figlia dell’indovino tebano Tiresia, quando invece, secondo gli studi più recenti degli storici, prende il nome da Mantus, il dio etrusco dei morti e degli inferi.

Allo stesso modo anche la figura di Virgilio si lega a questa percezione: il Vate è da sempre molto presente nella vita quotidiana dei mantovani, nonostante al suo aspetto non sia mai stata data una forma precisa, un volto certo. Le rappresentazioni di Virgilio non concordano nemmeno all’interno della stessa città, che vede convivere il Virgilio etrusco, dal fisico asciutto e la postura ritta, lo sguardo disimpegnato, con il Virgilio medioevale, il Virgilio santo e profeta, rappresentato con la sottana e i capelli lunghi e per questo anche scambiato erroneamente per la “vecia”, la personificazione della città.

Rimane quindi anch’egli una figura inafferrabile, sfuggente, che tuttavia unisce da sempre i mantovani nel suo culto, un po’ come Piazza Virgiliana, la piazza a lui dedicata, divenne all’epoca della sua costruzione un punto di sutura tra due zone prima di allora separate dall’acqua marcescente e ristagnante del Mincio, un’altra presenza fissa e caratterizzante di Mantova. Scansani, nel raccontare il sommo poeta e i luoghi del centro cittadino, si sofferma sui versi del VI canto del Purgatorio incisi sulla lastra di marmo in Piazza Sordello, che raccontano dell’abbraccio tra Virgilio e il trovatore mantovano che dà il nome alla piazza. Un gesto semplice e sincero, tra due personaggi distanti nel tempo, sconosciuti, eppure accomunati dall’amore per la loro città, per Mantova.

«Sordello viene descritto da Dante come un uomo disdegnoso, un po’ arrabbiato col mondo. Molto mantovano», afferma Scansani.

Eppure, nel momento in cui sente che Virgilio è un mantovano come lui, lo abbraccia.

In tal senso rappresenta perfettamente la natura apparentemente contraddittoria della città, un luogo dove il vecchio e il nuovo, si mescolano, talvolta in modo confuso, eppure finiscono per convivere, tenute insieme da un forte senso di appartenenza.

L’ultimo tassello di questa evoluzione è il Museo Virgilio, collocato dentro a Palazzo del Podestà, che nei giorni del trentesimo Festivaletteratura si è trasformato: è stato provvisoriamente ribattezzato Museo Etnografico. Gli oggetti virgiliani come il trono o la statua del poeta in cattedra si sottendono agli oggetti di culto del festival, alle magliette, alle borse di tela e alle biciclette, formando questa mescolanza improbabile, eppure efficace.

«È importante dare nuovi significati agli oggetti, altrimenti non ce ne facciamo più nulla, li buttiamo via», afferma con ironia Scansani alla fine del percorso.

E forse è proprio in questa lettura che risiede il motivo per il quale il mito di Virgilio risuona ancora così forte nelle strade di Mantova, le strade dove un tempo camminava Virgilio mentre ora suonano Frank Sinatra con le bottiglie, o le piazze, dove un tempo c’era il mercato delle spezie e ora ci sono bar e pastifici, ma in qualche modo rimane sempre unita in un improbabile ma inevitabile abbraccio, proprio come Virgilio e Sordello.

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