10 | 09 | 2026

Metamorfosi di un dolore

Gallo e Uyangoda esplorano, attraverso il mito di Procne, la reazione delle donne alla violenza

La poetessa Carmen Gallo ha presentato la sua nuova collezione di poesie Procne Machine, accompagnata da Nadeesha Uyangoda. Quest’opera non è una semplice raccolta di poesie, perché è costituita da diverse parti che, lette in ordine, trasmettono un messaggio specifico al lettore.

L’autrice è stata ispirata da un mito poco conosciuto ma molto disturbante; il mito di due sorelle, Filomela e Procne.

Filomela subisce una violenza dal marito di Procne, Tereo, che le taglia la lingua affinché non riesca a comunicare ciò che le è successo e la chiude in un casolare. Procne allora le procura del materiale con cui tessere, con il quale riesce a raccontare alla sorella quanto accaduto. Insieme progettano una vendetta: uccidere e cucinare il figlio di Procne e Tereo e darlo in pasto al padre. A piano ultimato, Tereo si accorge dell’inganno e cerca di uccidere le due sorelle, che vengono salvate dagli dei e trasformate in due uccelli, la rondine e l’usignolo, quest’ultimo legato al canto. Nella tradizione le due sorelle si scambiano i ruoli: in origine era Procne a cantare, piangendo per l’azione commessa, ma poi diventa Filomela colei che canta, lamentando la violenza subita. Agli occhi dell’autrice è irrilevante la differenza tra chi subisce la violenza e chi la vendica, e la storia di questo mito ci pone una domanda: chi ha il diritto di piangere? Sofocle, in una tragedia che tratta questo mito ci pone un’altra domanda: la loro vendetta era proporzionata al torto subito? Questa vendetta innaturale ha lo scopo, secondo Gallo, di far sembrare naturale e tollerabile la violenza di Tereo.

La prima sezione del libro è dedicata all’ornitofobia dell’autrice, che la trasforma in una riflessione su ciò che ci minaccia dall’alto e su come difenderci da qualunque istanza rivendichi potere su di noi. In tutto il testo l’autrice indaga su quanto sia necessario trasformarsi per raggiungere il canto e quale sia il suo costo; per Procne e Filomela, il prezzo è stato la loro forma umana.

La seconda sezione è costituita da frammenti saggistici dei modi in cui è stato raccontato il mito. È da questa sezione che nasce il titolo Procne Machine, è una macchina che continua a ripetere la storia di Procne. La storia è narrata in prosa, perché Gallo non vuole estetizzare la violenza utilizzando i suoi versi, dimostrando che davanti alla violenza il canto non è possibile.

La terza sezione del libro è una ballad noir che narra la prospettiva di due uccelli impagliati, che nasce da un’esperienza dell’autrice: era ospite a dormire in una casa che aveva un uccello impagliato nascosto dietro una tenda e, nel corso della notte, la sua ombra proiettandosi sempre più grande sulla tenda, finisce per inquietare molto l’autrice. In questa sezione è molto presente il tema del doppio, anch’esso tratto dalla vita quotidiana di Carmen Gallo, che ha una sorella gemella. La storia di questi uccelli impagliati, che sono fortemente legati nella loro identità e che guardano mondi immobili, evidenzia le micro violenze che si perpetrano tra le mura domestiche. I due uccelli hanno però un modo diverso di approcciarsi a questi traumi: mentre una delle due immagazzina tutto, l’altra le dice “Smetti di ricordare”. Ancora oggi le vittime di violenza si sentono come se fosse stata mozzata loro la lingua, a causa dell’impossibilità di definire la violenza e della nostra mancanza di volontà di riconoscerla, di tracciare dei confini che la caratterizzino come tale.

Nella quarta sezione sono presenti delle traduzioni libere e frammentarie di poesie di uomini che, nel corso dei secoli hanno usufruito di questo mito con leggerezza, estetizzando la violenza con i loro versi. Filomela diventa un simbolo, la sua violenza viene nascosta a favore del lirismo della loro poesia. L’autrice ha deciso di concludere l’incontro con una citazione dell’ultima delle sue traduzioni libere, tradotta dal poeta francese Paul Lebois, che recita

« La nostra primavera è una primavera che ha ragione.»
Festivaletteratura