Oltre il cozy crime: la vita vera si nasconde tra le pagine del noir investigativo
C’è un’idea romantica e un po’ polverosa dello scrittore al lavoro: una stanza silenziosa, una tazza di caffè fumante e l’ispirazione che cala imprevedibilmente dall’alto. La realtà del mestiere, emersa con autoironia nel confronto tra Valeria Corciolani, Piergiorgio Pulixi e il moderatore Luca Crovi, racconta tutt’altra storia. A partire dal famigerato "blocco dello scrittore", che nell’esperienza quotidiana raccontata con ironia da Valeria Corciolani assume i contorni chiarissimi e materiali di quattro chilogrammi e mezzo di gatto tigrato piazzati esattamente sulla tastiera del computer.
L'aneddoto apre un'osservazione divertente ma acuta da parte dell'autrice sulle differenti modalità della creazione letteraria, rivelando come la gestione del tempo sia spesso condizionata perfino dai ruoli sociali: se lo scrittore nell'immaginario collettivo — e spesso nella pratica, come chiosa divertito Luca Crovi — può permettersi di produrre con calma, servito, riverito e in totale isolamento, la scrittrice si trova spesso a dover inventare stratagemmi quotidiani, fino a fingere un malessere o rifugiarsi nell'armadio, pur di ritagliarsi uno spazio d'invenzione protetto. La stessa Corciolani ammette di essere un'autrice che si distrae molto, arrivando spesso a ridosso delle scadenze di consegna per poi attivare una spinta di scrittura straordinariamente efficiente ed concentrata solo dalla seconda metà del libro in poi: la perfetta incarnazione della "scrittrice giardiniere".
In questa geografia della scrittura si delineano così due approcci metodologici opposti ma complementari. Da un lato c'è l'esempio di scrittore-giardiniere, rappresentata da Corciolani, che ama seminare spunti ed è portata a perdersi tra le distrazioni della vita reale per poi concentrare una spinta straordinaria ed efficiente nella seconda metà del libro. Dall'altro c'è la visione da scrittore-ingegnere, abbracciata da Pulixi. Pur essendo nato anche lui giardiniere, l'autore sardo ha interiorizzato il metodo rigoroso appreso alla scuola del suo maestro Massimo Carlotto – il quale ebbe la genialità di formare i nuovi autori in una versione contemporanea della bottega dell'artigiano, con l'obiettivo di iniziare i giovani talenti alla professione di scrittore di noir – ereditando la lezione classica di Agatha Christie, secondo cui un buon romanzo poliziesco si progetta partendo dal fondo. Costruire l'architettura a ritroso, definendo subito la vittima, il colpevole e il movente, garantisce il rispetto ferreo del rapporto di causa ed effetto, permettendo di disseminare false piste e vicoli ciechi senza mai perdere la bussola, per poi potersi dedicare interamente alla resa dello stile una volta cominciata la fase di stesura. A questo quadro Luca Crovi aggiunge la propria variante, quella dello scrittore di romanzi storici: lui si definisce una figura fondamentalmente "giardiniera", per la quale il contenitore della Storia reale offre confini ben precisi, lasciando all'autore il compito di riempire i buchi con la finzione.
A fare da contrappunto a questo rigore strutturale interviene il mondo animale, presenza costante e mai decorativa nelle pagine di entrambi gli autori. Come raccontato durante l'incontro, per Piergiorgio Pulixi la passione per questi felini nasce da lontano: è stato lui stesso, infatti, ad aprire il primo libro della sua serie con una dedica esplicita a Il gatto nero di Edgar Allan Poe. Con questo gesto Pulixi ha scelto di tributare un omaggio affettuoso a tutti i gatti della letteratura. Per l'autore sardo, infatti, il gatto è l'animale noir per eccellenza: una creatura anarchica, impossibile da possedere e dotata di una netta superiorità narratologica rispetto al cane. Se il cane è l'ausiliario fedele della polizia, orientato all'obbedienza e al fiuto d'ordinanza, il gatto è uno spettatore silenzioso e disincantato delle debolezze umane, capace di osservare le bassezze del mondo senza mai farsi addomesticare. Non è un caso che i due felini della sua fortunata serie "cozy" portino i nomi programmatici di Marple e Poirot, in un chiaro omaggio citazionista alle icone del genere.
Un'idea di osservazione laterale condivisa anche da Valeria Corciolani sollecitata da Crovi sull'importanza di questo "occhio animale": le galline che nei suoi libri interagiscono con la sua protagonista Edna Silvera non servono a condire la storia di elementi pittoreschi o a rassicurare chi legge attraverso le etichette del cozy crime. Corciolani definisce infatti la formula del cozy crime una "definizione superflua", poiché in ogni libro investigativo autentico ciò che deve emergere è sempre la vita reale. Quando Edna si ferma a dialogare con loro, dando alle sue galline i nomi delle grandi dive del cinema, si concede il lusso raro di sospendere l'azione per non fare nulla. In un'epoca che santifica la performance e l'iper-produttività, questa pausa rappresenta un vero e proprio atto di resistenza: la rivendicazione di uno spazio di contemplazione e di ascolto indispensabile per coltivare uno sguardo critico sulle cose.
Proprio da questo atteggiamento di attesa e di ascolto prende forma una trasformazione profonda nel modo di raccontare il male e la giustizia. Nel romanzo investigativo di oggi si sta infatti vedendonun cambio di passo: il centro della scena non appartiene più alla figura classica del detective infallibile, al superuomo della logica o al poliziotto cupo e tormentato dal passato. La nuova generazione di noir preferisce affidarsi a investigatori non professionisti, persone comuni come una storica dell'arte o un libraio di periferia. Personaggi che non possiedono un tesserino o armi d'ordinanza, ma che si trovano immersi nelle pieghe della realtà quotidiana. A spingerli a indagare non è il dovere d'ufficio, ma una naturale curiosità e un profondo senso di empatia verso le fragilità altrui. Questa prospettiva "della porta accanto" permette al racconto di staccarsi dalla semplice caccia al colpevole per concentrarsi sul lato umano delle vicende: l'indagine diventa così uno strumento di lettura della società moderna, dove la capacità di cogliere i piccoli dettagli e la sensibilità verso le relazioni contano molto più delle tecniche investigative tradizionali.
Ed è proprio questa sensibilità nell'osservare il mondo da un'angolatura diversa, senza fermarsi alle apparenze, a creare un ponte naturale con un'altra figura chiave del panorama letterario: quella dei librai e dei gruppi di lettura.
Valeria Corciolani definisce senza esitazione i librai come "veri ed eroi" e le biblioteche come custodi fondamentali del libro, garantendo la permanenza delle storie in un mercato editoriale in cui l'oggetto cartaceo rischia di fare un passaggio troppo rapido dentro e fuori gli scaffali. Ancora di più, secondo Corciolani, i gruppi di lettura sono veri «baluardi dell'immaginazione» intesa come un vero e proprio muscolo che si rafforza e cresce quanto più lo si allena. Sollecitato da Crovi su quanto sia affascinante visitare le librerie e "rubare storie", Piergiorgio Pulixi — fortificato dalla sua passata esperienza da libraio e da una ricca rete di contatti — rivela che il rapporto con chi lavora dietro al bancone rappresenta il suo unico, vero barometro per capire l'andamento reale di un libro.
Le storie, del resto, sono oggetti vivi che si rubano e si scambiano continuamente: Luca Crovi ricorda a questo proposito un aneddoto in cui Massimo Carlotto ammise di aver tratto l'ispirazione per un suo romanzo ascoltando per caso i discorsi di una signora mentre aspettava il treno in stazione. Allo stesso modo, Pulixi conferma che molte delle peripezie vissute dal libraio Marzio, protagonista della sua serie felina, nascono proprio dalle storie reali e dalle disavventure confessate dai colleghi librai incontrati durante i tour di presentazione.
La capacità di muoversi tra registri diversi è un'altra caratteristica fondamentale dell'autore contemporaneo. A chi gli chiede come facciano a convivere in lui l'anima del noir duro e quella più solare della serie cozy, Pulixi risponde paragonando lo scrittore a un musicista esperto: per rispondere alle esigenze del pubblico occorre saper suonare generi differenti e coltivare strumenti stilistici diversi. Nato con storie cupe e approdato a trame più thriller per intercettare i bisogni dei lettori, Pulixi ha sviluppato la serie felina (nata anche da un'idea dell'editore Marsilio) proprio per la voglia di sperimentare e "cambiare pelle", dimostrando grande flessibilità narrativa.
Per far fluire questo patrimonio di storie occorre però un grande controllo della lingua. Alla domanda di Luca Crovi su come nascano le parole e su quanto sia importante la loro selezione, Valeria Corciolani sottolinea l'importanza di trovare formule capaci di evocare immagini visive immediate, unita al gusto per il suono e per la dimensione orale del racconto. Per i due autori la lingua del giallo deve essere chiara: Piergiorgio Pulixi precisa che cercare la parola giusta non significa far mostra di virtuosismo o cedere alla tentazione dello show off. Il talento non va ostentato a tutti i costi; lo stile deve rimanere strettamente funzionale al racconto. Più la prosa è curata ed essenziale, più la traduzione mentale che il lettore compie sulla pagina risulta simultanea e naturale; se lo stile è troppo barocco o compiaciuto, la comprensione viene rallentata e rimandata, intromettendosi tra la storia e chi la legge.
Una fruizione che oggi si allarga a nuove modalità, passando dalla pagina al digitale fino al mondo dell'ascolto vocale. Interpellata da Crovi sul rapporto tra cartaceo e digitale, Valeria Corciolani li descrive come due universi distinti ma alleati: l'e-book è lo strumento ideale per i lettori forti che leggono molto e hanno problemi di spazio, ma quando una storia appaga davvero si torna sempre ad acquistare l'oggetto libro in carta. La vera frontiera è rappresentata dagli audiolibri, dalle audioserie e dagli audiodrammi. Luca Crovi evidenzia il valore di una lettura diversificata, sottolineando l'emozione per un autore nel sentire il proprio testo interpretato da attori professionisti. Pulixi si inserisce nel discorso spiegando come l'ascolto crei una fidelizzazione profonda tra il pubblico e la voce dell'attore-lettore: i personaggi finiscono per legarsi a una specifica sfumatura vocale, tanto che un cambio di voce viene vissuto quasi come un tradimento (un'esperienza provata sulla propria pelle da Pulixi, che ha rischiato le proteste dei fan quando si era ipotizzato di sostituire il lettore ufficiale dei suoi libri). Per l'autore sardo l'audiolibro regala un'intimità unica, da lui sperimentata anche in format diversi come l'audioserie e l'audiodramma tratto da Per mia colpa, pur riconoscendo che l'Italia sia ancora un passo indietro rispetto alla radicata tradizione dell'ascolto presente all'estero. Sebbene l'Italia stia recuperando terreno rispetto alla radicata tradizione dell'ascolto presente nel Nord Europa o in Germania, la diffusione delle piattaforme sta trasformando la voce in un ponte capace di accompagnare le persone nei tempi morti della quotidianità, trasformando l'attesa in auto, in treno o nel traffico in uno spazio di pura immaginazione. La diffusione delle piattaforme sta comunque trasformando la voce in un ponte capace di accompagnare le persone nei tempi morti della quotidianità, trasformando l'attesa in auto, in treno o nel traffico in uno spazio di pura immaginazione.
L'evoluzione del giallo contemporaneo dimostra così che la narrazione è un organismo vivo. Andando oltre la superficie delle etichette come il cozy crime, quello che cerchiamo nelle storie è sempre la vita vera con tutte le sue contraddizioni. È per questo che i protagonisti di questa nuova generazione di noir non sono più soltanto poliziotti cupi o investigatori infallibili, ma figure quotidiane e non professioniste dell'indagine — come la storica dell'arte Edna o il libraio Marzio — persone comuni che osservano il mondo con curiosità, empatia e uno sguardo diverso. Che si scriva partendo dal fondo come un ingegnere o ci si lasci guidare dall'intuito come un giardiniere, che si sfoglino le pagine di carta o si ascolti una voce in cuffia, al centro rimane sempre lo stesso identico bisogno: allenare la nostra immaginazione per imparare a guardare la realtà, e le persone, un po' più da vicino.