Romanzi di confine
Dal Carso al Südtirol, sono tante le parole chiave e i temi che accomunano gli scrittori Ilaria Tuti e Sepp Mall e che emergono in un’intensa conversazione con Simonetta Bitasi. Nei loro romanzi più recenti, Ed è un poco la notte un poco l’alba e Il cane andò in cucina, i loro luoghi d’origine diventano veri e propri protagonisti che mostrano su di sé tutte le loro cicatrici e contraddizioni. Sono territori liminali, in cui i confini fisici sono così combattuti e legati alla grande storia che singoli pascoli hanno cambiato bandiera più e più volte e persino le tombe dei cimiteri si sono ritrovate spartite tra paesi diversi.
Alcune frontiere sono estremamente palesi, come le differenze architettoniche che nella sua giovinezza Tuti nota tra il Friuli e la Jugoslavia brutalista (lo stesso Magris ricordava esperienze simili nel Carso). Altri confini, invece, vengono superati dalla forza della lingua e della cultura in modo indisturbato, come il tedesco di Sebb che dall’alta Val Venosta lo trasporta a Innsbruck fiume sotterraneo che non conosce limiti.
Se nei libri di Ilaria Tuti i confini sono ferite aperte e, al tempo stesso, luoghi in cui trovare un humus un po’ più fertile, per i personaggi di Sepp Mall si parla di frontiere non solo fisiche ma anche più astratte, in cui per affrontare il dolore della separazione familiare e della guerra si sfilacciano i confini tra mondo reale e fantasia.
Sono territori in cui i confini fisici sono così combattuti che persino le tombe dei cimiteri si sono ritrovate spartite tra paesi diversi.
I personaggi di entrambi i romanzi, infatti, sono travolti loro malgrado dagli eventi della Grande Storia. In Ed è un poco la notte un poco l’alba la protagonista Serafina si ritrova a vivere l’invasione di reparti cosacco-caucasici in Carnia tra il 1944 e il 1945 e a condividere la sua casa con tre soldati in continuo equilibrio tra diffidenza e accoglienza. In Un cane andò in cucina, invece, a seguito delle opzioni in Alto-Adige l’undicenne Ludi viene sballottato insieme alla famiglia dall’Italia alla Germania, venendo tragicamente separato dal fratello più piccolo con deficit fisici e cognitivi.
Per Sepp, infatti, è un principio poetico fondamentale mostrare come le vite degli individui, spesso bambini o ai margini della società, vengano sconquassate da eventi storici più subiti che vissuti. Allo stesso modo, Ilaria Tuti sceglie quelle figure che sono rimaste nell’ombra e, come per le portatrici carniche di Fiore di roccia, anche nell’ultimo romanzo fa riemergere un capitolo del Novecento poco conosciuto dando spazio ancora una volta un’eroina indimenticabile perché, come ricorda, «ci siamo sempre state, ma non siamo nei libri di storia».
Insomma, tra luoghi liminali e figure – solo in apparenza – marginali, Ilaria Tuti e Sepp Mall riportano alla luce microcosmi fatti di comunità, differenze e contaminazioni, mostrando come la Grande Storia finisca sempre per lasciare le proprie tracce sulle vite più piccole. Eppure, proprio lungo quelle fratture, dove i confini sembrano più invalicabili e le ferite più profonde, continua a passare qualcosa: una lingua, una memoria, un legame. Un barlume di speranza che, a dispetto della storia, non smette di attraversare il confine.