11 | 09 | 2026

Scrittura che cambia, autrice che resta

Bianca Pitzorno e Maria Attanasio in dialogo con Melania G. Mazzucco sui cambiamenti che la loro produzione ha avuto nel corso delle loro carriere

Separate da pubblico di riferimento, prolificità, rapporto con le radici e con la scrittura, avvicinare Bianca Pitzorno (La sonnambula) e Maria Attanasio (La rosa inversa) potrebbe sembrare un’operazione di facile riduzionismo delle due autrici alla loro età e al loro essere isolane, ma il percorso di conversazione abilmente condotto da Melania G. Mazzucco (Silenzio, L’architettrice) ha dimostrato il contrario. Sebbene diverse in apparenza, le due scrittrici condividono infatti tanti tratti, tra cui, il più importante, quello di mettersi costantemente in gioco con nuove sfide, quello del romanzo per adulti per Pitzorno, quello della narrativa via via sempre più finzionale per Attanasio.

Bianca Pitzorno è nota al grande pubblico per la sua vasta produzione di libri per l’infanzia (Ascolta il mio cuore, L’incredibile storia di Lavinia, Tornatràs), fino a quando nel 2005, dopo 35 anni passati a scrivere per i più giovani, ha deciso di rivolgersi a un altro pubblico. Pitzorno ammette, infatti, che con l’avanzare del nuovo millennio ha iniziato a sentirsi progressivamente più lontana dal mondo a cui si rivolgevano i libri della prima parte della sua carriera. Non avendo figli né nipoti le era difficile mantenersi in contatto con la prospettiva sul mondo dei bambini e così ha deciso di continuare a scrivere per il pubblico che, dal 1970, aveva letto con passione le sue storie: i nuovi giovani adulti. Una decisione lucida e coraggiosa, che evidenzia l’intelligenza di Pitzorno nel saper capire il momento giusto per lasciare andare il passato e accogliere il presente.

Molto diversa è l’evoluzione di Maria Attanasio, autodefinitasi “biscrittora” per la sua doppia natura di poeta e di romanziera, giungere a questa concordanza tra i due tipi di scrittura non è stato un percorso intuitivo né una decisione dettata dal passare del tempo. L’autrice racconta infatti di aver dubitato a lungo della sua abilità di poter fare il salto dalla poesia alla narrativa e di non averlo neanche desiderato fin quando non si è imbattuta nella vera storia di Francisca, una donna della Caltagirone del ‘600 che aveva finto di essere un uomo per poter lavorare come bracciante nei campi e avere una vita al di fuori del ruolo a lei destinato dalla condizione femminile. Spinta da Elvira Sellerio a trasformare quella storia in un romanzo, ci vorranno anni prima che Attanasio si senta pronta a pubblicarlo e a trasformarsi come autrice. Quando nel ’93 il romanzo esce con il titolo di Correva l'anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile segna il principio di una nuova fase della sua carriera, caratterizzata dal recupero dei piccoli segni lasciati dalle persone nel passato, di quelle storie di cui quasi nulla è rimasto nella Storia ma che, se recuperate, costruiscono un percorso di voci anticonformiste e resistenti al potere dominante. Più di trent’anni dopo questa svolta decisiva, la narrativa di Attanasio cambia nuovamente con La rosa inversa, primo dei suoi romanzi ad avere un protagonista di pura invenzione e simbolo della continua evoluzione dell’autrice che, a differenza di Pitzorno, capace di cambiare repentinamente e senza rimpianti, è più restia ai cambiamenti, ma allo stesso modo incapace di soffocare nella traccia del passato.

Entrambe le scrittrici hanno fatto della Storia il loro campo d’azione prediletto, quella recente, della prima metà del ‘900 per Pitzorno, quella più lontana, tra ‘600 e ‘700, per Attanasio. L’ambientazione, quasi sempre italiana e legata alla biografia delle autrici, costituisce per entrambe un luogo reale e irreale allo stesso tempo, fatto di città senza nome, ma idealmente Milano e Sassari per Pitzorno e un alter ego di Caltagirone, l’immaginaria Calacte, per Attanasio. Per ultimo, entrambe pongono una grande enfasi sull’aspetto politico e sociale delle loro opere, mutuato dall’attivismo e dalla militanza che hanno fatto e continuano a fare, evidente nei temi che emergono, ma soprattutto nelle storie che scelgono di raccontare: storie di donne, che guardano alla società con un occhio beffardo e pungente, e che mettono in luce la condizione di ingiustizia in cui versa il mondo per chi non è in cima alla piramide del potere.

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