12 | 09 | 2026

Serenata Dal Balcone alla piazza

Sincerità che scioglie e libera

Gradualmente si riuniscono in piazza Concordia i fan di Emma Nolde, i loro amici, passanti incuriositi, e commensali e camerieri dai bar vicini lanciano occhiate d’attesa. Anche in mezzo alle conversazioni, gli sguardi gravitano pronti verso la terrazza da cui lei uscirà. La folla in piedi si allarga fino alle vie adiacenti- sempre con i nasi volti in su- mentre il cielo lascia spazio alle luci puntate sul terrazzo.

Finalmente esce: osserva i tetti davanti a lei dopo le prime note di chitarra per vedere come risuonano nella sera. Da quel momento in poi è attraversata dal flusso della musica. Con i suoi versi più d’impatto non riesce a fare a meno di rafforzare il suo ballo altalenante con un calcio nell’aria o un cenno col capo, come a dire “sì è proprio così” mentre libera corpo e voce nell’ampia piazza. Incoraggia a partecipare battendo le mani e la folla si fa sempre più fluida- con salti e onde e ululati di passione- intanto canta Tuttoscorre e si lascia andare a quel suono e quelle parole che risalgono dai suoi abissi più trasparenti.

Confessa la sua gratitudine mentre riaccorda la chitarra e racconta da dove vengono le sue canzoni:

« a volte perdere qualcuno è un modo per alleggerirsi »

poi ad un tratto si lancia in un riadattamento malinconico di Occhi di Zucchero. Quando arriva al verso che la tocca di più - “io mi vedo solo se tu vedi me” - invita il pubblico a ripetere in coro e unirsi nel canto. Con i primi accordi di 2, spiega che basta essere in due per avere coraggio e non essere timida; una signora annuisce e alza le mani in ringraziamento, mentre le coppie si abbracciano. I suoi testi parlano delle emozioni che accomunano tutti, e il fatto che lei canti a tutta la città la sua rabbia e le sue paure più segrete non può che rassicurare la folla, spingendola ad abbandonarsi con lei in questo sincero flusso musicale.

Uscita sul balcone non lascia nulla dentro. Mostra tutto ciò che può dare, inclusa l’accordatura della sua unica chitarra (senza cui, confessa, non potrebbe fare le stesse canzoni: ci ha provato ma non vengono). Allora batte sulla cassa della chitarra e si dà il ritmo mentre pizzica le corde, usando rime per dare peso e risonanza ai suoi testi, così personali, eppure familiari per ogni ascoltatore. Alla fine vorrebbe fossero le vie e la piazza a intonare l’ultima canzone, ma l’energia della musica è così forte dentro di lei che non riesce a contenersi: deve cantarla subito fino in fondo.

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