12 | 09 | 2026

Umanità in esilio

Oulx, storia di una frontiera: tra esilio, solidarietà e responsabilità collettiva.

Il Rifugio Fraternità Massi è lo storico presidio situato nella Val di Susa per i migranti diretti in Francia. Il centro di accoglienza, situato a Oulx, ultimo avamposto tra Italia e Francia, ha chiuso il primo settembre 2026 dopo che sono venuti a mancare i contributi istituzionali e i fondi pubblici che lo mantenevano attivo. Il rifugio, gestito dalla Fondazione Talità Kum - Budrola ETS, dal 2018 ha ospitato e assistito circa 150.000 persone.

Didier Fassin e Anne-Claire Defossez hanno svolto proprio in quella zona, ad Oulx, una ricerca di 5 anni volta ad osservare le interazioni tra esuli, “solidali” e forze dell’ordine. I dati e le storie raccolte durante il periodo trascorso nella Alpi sono confluiti in “Umanità in esilio. Cronache dalla frontiera alpina”, un saggio pubblicato in Italia da Feltrinelli Editore nel 2025.

I due ricercatori hanno ritenuto interessante prendere in considerazione proprio Oulx dal momento che rappresentava, secondo loro, un contesto inedito: quella frontiera alpina, vigorosamente presidiata dalle forze dell’ordine in quanto ultima fermata della rotta migratoria verso la Francia, era uno degli epicentri della violenza strutturale nei confronti degli esuli.

Fassin e Defossez utilizzano questo termine, “esuli”, per questioni politiche, etiche e antropologiche. Per loro

gli esuli non sono migranti, nè rifugiati, ma uomini e donne che prima di tutto sono costretti all’esilio,

e conseguentemente a compiere un viaggio e cercare rifugio altrove. Sono persone tanto grandi quanto gli esuli a noi noti, da Dante a Victor Hugo. Sono donne, uomini e bambini che viaggiano da mesi, anni o da una vita intera, individui che non hanno conosciuto nulla al di fuori del loro continuo e logorante viaggio: l’esilio diventa per loro una forma di vita. “Umanità in esilio” è costellato di storie di vite, di racconti di violenza, di silenzi difficili da rompere. Nelle parole di Fassin e Defossez risuona il profondo bisogno di ripensare alla storia di colonialismo nei confronti della quale portiamo una responsabilità collettiva che non dobbiamo dimenticare.

Nonostante l’avanzamento delle estreme destre porti a pensare “cosa ci aspetta ora?”, Defossez ci ricorda che, per quanto preoccupante possa essere la situazione, persistono la solidarietà, la resilienza e l’accoglienza incondizionata di migliaia di cittadini che non hanno mai smesso di assistere gli esuli sulla frontiera. Inoltre, il ricambio generazionale che i ricercatori hanno avuto modo di vedere e conoscere, lascia uno spiraglio di speranza per molti esuli che, attraverso l’aiuto dei cittadini, hanno potuto vivere, presso il rifugio ad Oulx, un tempo di normalità e rispetto, un tempo che, seppur breve, ha infuso loro speranza e coraggio per proseguire il loro viaggio.

Fassin chiude l’incontro leggendo parte di una poesia di Costantino Kavafis:

“Che cosa aspettiamo così riuniti sulla piazza?

Stanno per arrivare i Barbari oggi.

E’ che è scesa la notte e i Barbari non arrivano.

E della gente è venuta dalle frontiere dicendo che non ci sono affatto Barbari…

E ora, che sarà di noi senza Barbari?

Loro erano comunque una soluzione”.

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