Un racconto dai bordi
Un racconto dai bordi
Nel 2026 parlare di utopie marxiste, educazione sovietica e racconti indigeni potrebbe sembrare anacronistico. Ma allora come mai Gabriela Wiener decide di raccontare questa storia proprio oggi? Innanzitutto Atusparia, il suo ultimo romanzo, non parla solo di questo.
Racconta di una rivoluzionaria peruviana ormai disillusa, senza nome, che si fa chiamare Atusparia come il politico che si ribellò alla Corona Spagnola e che venne ucciso dalla stessa; come anche la scuola che frequentava da bambina, dove veniva insegnato il russo e, soprattutto, i valori marxisti. Atusparia, in carcere, ritrova la scintilla di un’utopia andata in frantumi, la rivoluzione fallita che, affondando, si era trascinata sul fondo con sè tutti quegli slogan, quelle idee di mondo, persino quelle parole, in russo, che ormai, in un mondo dove ha vinto il capitalismo, l’America, rimangono sospese nel vuoto. Gabriella Wiener decide quindi di testimoniare questa situazione dai bordi, attraverso il personaggio di Atusparia, ma anche della sua insegnante ai tempi della scuola, due donne forti, due rivoluzionarie, che anche dopo tutte le delusioni non hanno perso del tutto la passione politica e il desiderio di lottare per cambiare e che non si spegne neanche di fronte alla disillusione, alle nefandezze dei bassifondi politici, alla corruzione, alle violenze, a tutti quei meccanismi che finiscono per difendere il sistema e osteggiare chi prova a cambiarlo.
Atusparia parla anche dell’intreccio tra la passione politica e quella amorosa, e di come, in questo senso, siano soggette alle stesse debolezze: al desiderio, al sesso, alle droghe e a tutte quelle libertà a doppio taglio che comporta l’avvento del capitalismo e che finiscono per corrodere i legami che prima tenevano unite le persone nella lotta. Ecco, è proprio il racconto di questi legami spezzati che rende particolarmente attuale il romanzo: le lotte intestine e le divisioni delle sinistre nel mondo che stanno rafforzando sempre di più le ultradestre, un fenomeno che colpisce molti contesti oggi ma che, come si può apprendere dalla storia di Atusparia, in realtà continua ad accadere ciclicamente. Una frammentarietà testimoniata anche dallo stile sperimentale e mutevole utilizzato dall’autrice nel libro, che ibrida il crudo realismo dei suoi memoir a passaggi onirici, barzellette, metafore e strumenti giornalistici, un puzzle di pezzi che, se ricomposti, raccontano tutte queste cose.
Gabriella Wiener vuole raccontare, infine, di chi come lei avverte un’instabilità territoriale e identitaria, chi vive ormai lontano da quelle terre e da quella cultura, quella indigena, e della quale tuttavia avverte il richiamo, come quello del Titicaca nel libro, e che rende necessario l’atto di darle voce, di scriverne nei libri, anche dai bordi.