Viaggio nelle meraviglie del linguaggio
Nella cornice accogliente e quasi intima della Chiesa di San Cristoforo, Federico Faloppa, linguista, docente universitario e saggista, ha coinvolto il pubblico in una animata lezione sulle lingue, i linguaggi e il multilinguismo sino alla contemporaneità.
Dice Faloppa:
« Il linguaggio ci arricchisce proprio perché è un mondo »
un mondo a sé, un mondo da sondare e indagare. Un mondo sempre in evoluzione, inarrestabile e dotato di molteplici forme.
Partendo dall’albo Che bella parola! Parole intraducibili da tutto il mondo, di Nicola Edwards, il saggista racconta dell’intraducibilità di alcune parole dalla loro lingua d’origine ad un'altra, facendo alcuni esempi, quali: gluggaveður (islandese), una parola che letteralmente si tradurrebbe come "tempo da finestra" (gluggi = finestra; veður = tempo), ma che per gli islandesi significa “tempo che pare bello stando in casa ma è troppo freddo quando si esce”; e nakama (仲間 - giapponese), parola che è formata da 仲 (naka, che significa relazione o rapporto e 間 (ma, che significa spazio o distanza) e si traduce come “amici così cari che sono come familiari”. Faloppa inoltre menziona abbiòcco, parola italiana difficilmente traducibile all’estero ma non per questo meno densa di significato per la sua lingua d’origine (l’italiano, appunto).
Il saggista, poi, pone una domanda chiave alle persone presenti: Che cos’è una lingua? Come la si può definire?, volendo indagare le caratteristiche determinanti secondo cui ognuno direbbe che una lingua può essere definita tale.
« Sono lingue anche i dialetti? Esistono gerarchie tra le lingue? »
Faloppa, citando uno dei maggiori pensatori della linguistica, Noam Chomsky, afferma che per i linguisti (anche contemporanei, eccetto alcuni casi) non esistono gerarchie tra le lingue, contrariamente al pensiero novecentesco, il quale era ampiamente radicato nelle ideologie discriminatorie e razziste (alcuni giungevano a credere che conoscere e parlare alcune lingue dimostrasse di avere un cervello più o meno evoluto e per questo di appartenere ad una razza più o meno importante).
Il saggista fa inoltre una breve introduzione alle diverse teorie linguistiche riguardanti la suddivisione delle lingue, sia secondo l’idea della lingua madre comune (l’indoeuropeo) sia secondo la tipologia morfologica (che suddivide le lingue in polisintetiche, isolanti, flessive e agglutinanti).
Naturalmente, grazie alla scienza moderna si è potuto stabilire in maniera oggettiva che
« tutte le lingue hanno la stessa cittadinanza »
per usare le parole di Faloppa. Questo significa che, nonostante i pregiudizi di natura linguistica che sono nati nel corso dei secoli (come nel caso dei Greci, i quali definivano quasi indistintamente “barbari” coloro che non parlavano la loro lingua), la diversità e la molteplicità delle lingue presenti nel mondo non sempre è stata considerata un vantaggio, come invece si è reso evidente anche recentemente con la questione migratoria e dei corsi di alfabetizzazione, che sembrano partire dal presupposto che la conoscenza di una lingua diversa da quella del paese di arrivo non sia già in sé un segno di conoscenza e alfabetizzazione, appunto.
In conclusione dell’interessante lezione, Faloppa ha evidenziato l’importanza del lavoro dei linguisti ancora oggi, soprattutto con l’avvento dell’IA (Intelligenza Artificiale), che secondo lui non potrà mai trasmettere la ricchezza culturale e umana che si trova all’interno di una parola, la quale deve molto del suo significato a quello che è l’uso comune che se ne fa nella lingua d’origine.
Il saggista, infine, ha lasciato ai presenti un messaggio:
« Il multilinguismo è una ricchezza straordinaria »
e non si può che essere d’accordo, vedendo come la conoscenza di lingue anche molto diverse tra loro stimoli la mente e crei ponti e legami tra persone con passati e vite anche molto diverse tra loro.
La lingua, del resto, è il principale veicolo per qualsiasi rapporto umano e senza di essa non si avrebbe modo di comunicare (come nel momento del biblico crollo della Torre di Babele, per certi versi fautore del multilinguismo e della molteplicità del linguaggio umano).