L'ultimo dei giostrai: Daigoro

8 6 2018

L'ultimo dei giostrai: Daigoro

La quarta e ultima puntata del lavoro di Alice Facchini e Daigoro Fonti, scelto nel 2017 dalle giurie dei pitching di Meglio di un romanzo

Il luna park è il riflesso di una comunità sospesa nel tempo, un luogo con tanti specchi, che accanto all'immagine dei visitatori lascia trasparire i volti e le storie dei giostrai, con tutto il loro carico di tensione tra nomadismo e sedentarietà, sogno e mestiere, modernità e tradizione. Come si organizza questa comunità? Quali riti scandiscono l'esistenza dei suoi protagonisti? "L'ultimo dei giostrai" di Alice Facchini e Daigoro Fonti è il lavoro scelto nel 2017 dalle giurie dei pitching in piazza di Meglio di un romanzo, il progetto pensato da Festivaletteratura per promuovere tra i più giovani il giornalismo narrativo, organizzato in collaborazione con LUISS Writing Summer School. In questa quarta e ultima storia, che dà il titolo all'intero progetto (leggi qui l'introduzione del lavoro e le precedenti puntate con protagonisti Sharon, Jotty e Pino Piccolo), Daigoro svela se stesso raccontando il legame profondo che lo unisce alla giostra, sua prima casa; un legame mai reciso – nonostante abbia oggi abbracciato un'altra vita e un'altra professione – che lo riporta alle origini e ai protagonisti della sua storia.

DAIGORO, L'ULTIMO DEI GIOSTRAI
[di Alice Facchini e Daigoro Fonti]

Daigoro viene svegliato dal suono della pioggia. Non è più abituato a dormire in camper, dove i rumori esterni si percepiscono con grande chiarezza, come se il fuori invadesse il dentro senza neanche bussare. Quando era più giovane viveva lì, quella era stata la sua casa per quasi dieci anni, ma ora non è più abituato a quegli spazi stretti e agli spostamenti di città in città.

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“Tornare nel luna park per me significa tornare a casa. Qui ci sono i miei genitori, mio fratello, gli zii, i cugini… A volte sento la mancanza di questo posto, anche se alla fine l’essermi allontanato mi ha fatto capire tante cose”. Si stiracchia e apre la finestrella per guardare fuori: davanti a lui le carovane degli altri giostrai sono fradice sotto la pioggia battente, le verandine sono allagate, le tende sbattono con forza. In giro non c’è nessuno, tranne due donne che raccolgono velocemente i panni lasciati fuori ad asciugare.

“Quelle sono mia mamma e mia zia”, spiega Daigoro. “Le donne nel luna park hanno un ruolo fondamentale: di giorno accudiscono i figli, badano alle faccende domestiche e amministrano il bilancio familiare, di sera stanno in cassa e vendono i biglietti”.

Daigoro si veste velocemente ed esce, correndo sotto la pioggia per pochi metri prima di entrare nella carovana dei suoi genitori. Sono quasi le dieci di mattina e lo staranno sicuramente aspettando per il caffè. Claudia, sua madre, è già alzata e lo accoglie con un bacio sulla guancia. Pino Piccolo, il padre, è ancora a letto, ma appena sente i suoi passi si sveglia.

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“Daigoro, oggi ci devi dare una mano, dobbiamo montare la giostra e non abbiamo molto tempo”. Quando il figlio è lontano, Pino deve fare affidamento solo sul lavoro degli operai, che lo aiutano a montare e smontare e si occupano delle piccole manutenzioni. Ma oggi c’è Daigoro, un paio di braccia in più che faciliteranno molto il lavoro.

“Papà, non ho tempo, lo sai che sono venuto per fare delle foto, non per montare la giostra”.

“E allora fai quello che devi fare e poi vieni a dare una mano”.

Il ragazzo sbuffa, sa che non può rifiutarsi. È cresciuto nel luna park e conosce benissimo i meccanismi che regolano questo mondo. È nato 28 anni fa ma il suo destino era già scritto quasi un secolo prima, quando il suo bisnonno, stanco del lavoro nelle miniere di zolfo, fabbricò a mano la sua prima giostra a spinta e con quella si mise a girare la Sicilia. È stato lui il primo giostraio della famiglia, i figli e i nipoti hanno seguito la tradizione. Tutti tranne lui, Daigoro, a cui il mestiere è sempre stato stretto.

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“Spesso ho sognato una vita diversa, ma il dovere verso i miei genitori era forte e non volevo deluderli. Un giorno però un mio amico fotografo è venuto a trovarci e ha fatto un reportage sul nostro luna park, riscuotendo grande successo. Lì mi è scattato qualcosa in testa e ho pensato: perché non posso farlo anch’io?”

Ha comprato così la sua prima macchina fotografica, una piccola digitale con cui ha iniziato a osservare la sua realtà attraverso l’obiettivo. “All’inizio facevo sia il fotografo sia il giostraio, mi ero convinto di poter conciliare le cose. Ho cominciato ritraendo quella che per me era la normalità, il mio quotidiano: il luna park. Tutte le foto però mi sembravano banali, comunissime, non ci trovavo niente di speciale, così una volta, preso dalla rabbia, le ho cancellate tutte”.

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Sono stati anni faticosi. Daigoro desiderava staccarsi dal mondo delle giostre, ma qualcosa lo tratteneva e lo riportava sempre lì. La famiglia e gli amici non sempre comprendevano le sue esigenze e sminuivano i suoi progetti, canzonandolo o prendendosela con lui per non aiutare abbastanza. “Per allontanarmi definitivamente me ne sono andato in Germania: preferivo fare il lavapiatti piuttosto che lavorare nelle giostre, mi sentivo più indipendente”.

A distanza di anni, oggi Daigoro sente di avercela fatta. Pian piano è riuscito ad ingranare e oggi lavora come fotografo e videomaker di professione. Ogni tanto, quando è di passaggio, torna al luna park, ma il giostraio non è più il suo mestiere.

“Amunì Daigoro, muoviti che è tardi, e ha anche smesso di piovere”, dice frettoloso Pino.

Daigoro mangia l’ultimo biscotto ed esce nel piazzale. Guarda in alto i nuvoloni neri allontanarsi sospinti dal vento e respira l’aria di pioggia. Dalla finestra della carovana di fianco, una voce gli urla: “Vuoi venire ad assaggiare un pezzo della mia crostata?” Attraverso il vetro si intravede una massa di capelli biondi e un sorriso dolce: è Sharon, sua cugina, che con la mano gli fa segno di entrare.

“Devo dare una mano a montare, torno dopo!” risponde lui facendo un segno di saluto.

Ripone la macchina fotografica nella custodia e si incammina verso le giostre, i “mestieri”, come li chiamano i giostrai. Si avvicina a quei bracci meccanici mastodontici e poi ci si infila in mezzo, incastrandosi tra i meccanismi, le pedane metalliche e i cavi elettrici, senza mai perdere l’orientamento in quel labirinto ferroso che conosce a menadito. Vicino a lui sta lavorando anche Jotty, l’operaio di famiglia.

“Jotty, mi dai una mano?”

“Alza il tubo e fai leva col peso!”

“Come, così? Da solo non ci riesco, è incastrato…”

“Aspetta, ti aiuto io”.

Jotty lavora nel luna park da quasi vent’anni, potrebbe montare la giostra ad occhi chiusi. Di fianco a lui Daigoro sembra quasi impacciato, come se i suoi movimenti fossero arrugginiti dopo tanti anni di assenza.

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Dopo qualche ora, il pranzo è pronto. Ognuno rientra nella propria carovana per mangiare e poi riposare durante le ore più calde. Bisogna recuperare le energie prima di sera, quando finalmente aprirà il luna park e i giostrai si mostreranno al pubblico sorridenti e ben vestiti, non più in abiti da lavoro e con le mani sporche di grasso.

Arriva il tramonto. L’orizzonte color sangue cola in un blu sempre più profondo, che con la sua scura minaccia si prepara a inghiottire quel mondo incantato. Le giostre sono ancora silenziose, gli autoscontri immobili, il calcinculo fermo, inerme. Il buio sta per vincere, quando improvvisamente un fascio di luci colorate illumina il cielo, poi un altro, e un altro ancora. La musica inonda il piazzale, la gente comincia a entrare e i bambini corrono impazienti verso il banchetto dello zucchero filato. Che lo spettacolo abbia inizio.

Daigoro è seduto nella cassa della giostra di famiglia. Ogni tanto si avvicina al microfono e invita le persone a salire: “Dai dai dai ragazzi, non abbiate paura! Ci sono ancora posti!” La sua voce impenna in acuti divertenti per poi riscendere come una montagna russa, ma quel tono allegro stride con la sua espressione annoiata, il volto appoggiato tra le mani, il piede che tamburella irrequieto sul pavimento.

“Per essere il primo giorno di apertura, stasera c’è poca gente. I guadagni calano di anno in anno: una volta lavoravamo bene, ora è tutto più difficile. Non sappiamo come invertire la tendenza, forse non c’è modo. Chissà, magari tra trent’anni le giostre non esisteranno più, e noi saremo stati testimoni di un mondo che scomparirà”.

Anche se Daigoro si sente ancora parte della comunità del luna park, la sua vita oggi assomiglia molto più a quella dei gagi, quelli non del mestiere, i “normali”, come li chiama lui. Ha sposato una gagia, con cui ha avuto una bambina, e ha abbandonato la vita nomade, stabilendosi definitivamente ad Agrigento.

“Viviamo in un prefabbricato di 40 metri quadrati posizionato sul terreno di famiglia. L’ambiente è piccolo ma confortevole, abbiamo tutto quello che ci serve. Finalmente posso dire di avere una casa fissa, anche se in verità quando l’abbiamo costruita le ho fatto mettere le ruote: non ho intenzione di usarle ma l’ho fatto per sicurezza, non si sa mai, un domani può sempre servire”.

Le ore passano e il luna park piano piano si svuota. “Forza, ultimo giro della serata! Non esitate a farvi avanti!”

È più di mezzanotte quando Daigoro spegne il microfono, la musica e con la mano richiama Jotty, che stava sulla pedana a ritirare i biglietti. “Dai chiudiamo, non c’è più nessuno, speriamo che domani vada meglio”.

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Jotty copre a una a una le navicelle della giostra con stoffe impermeabili colorate, poi con la mano mostra il pollice alto e fa segno di andare. Daigoro aspetta che scenda dalla pedana metallica prima di premere l’ultimo pulsante ancora acceso, quello delle luci. Click.

L’oscurità inghiotte la cassa, la giostra, e il luna park intero. Nel buio, i giostrai camminano lenti verso le loro carovane, dove le mogli li aspettano già addormentate. Le ultime sigarette della serata sembrano lucciole tra le roulotte e i camper silenziosi. Daigoro apre la porta e si butta sul letto, fissando il soffitto del camper. Prima di addormentarsi, si chiede se questo mondo faccia ancora parte di lui, e se lui faccia ancora parte di questo mondo.


Immagine di copertina e foto di Daigoro Fonti. Testo e video di Alice Facchini.

Puntate pubblicate:
L'ultimo dei giostrai: introduzione
L'ultimo dei giostrai: Storia di Sharon
L'ultimo dei giostrai: Storia di Jotty
L'ultimo dei giostrai: Pino Piccolo

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