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"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante non ne sogni la tua filosofia": è da questo scarto inquieto rispetto all'ignoto, cantato nell'immortale verso dell'Amleto, che si dirama la narrativa di H.P. Lovecraft, una meteora giunta dallo spazio profondo per sconvolgere la letteratura del Novecento. Il terreno per contenerla era già stato preparato da geniacci come Edgar Allan Poe e Lord Dunsany, ma la nuova materia era davvero incandescente, tanto che da essa si sprigionarono fascinazioni gotiche e orrori – come il Ciclo dei Grandi Antichi – destinati a influenzare non solo centinaia di scrittori, ma anche il cinema, il fumetto, l'heavy metal. Sulle orme di Azathoth, Yog-Sothoth e altre divinità di un pantheon ripugnante, Luca Crovi, Tullio Avoledo e l'illustratore Daniele Serra celebrano in punta di penna e pennello il "mostruoso caos nucleare" nato dall'immaginazione dello scrittore statunitense.

Aula Magna dell'Università
Via Angelo Scarsellini, 3/A - Mantova