Nel dicembre del 1990, nei laboratori del CERN di Ginevra, Tim Berners-Lee inventò qualcosa che avrebbe trasformato in profondità ogni aspetto della vita umana: il World Wide Web. Nel giro di pochi anni internet avrebbe cambiato il modo in cui ci informiamo, lavoriamo, ci amiamo e ci odiamo. Decise di non brevettare la sua invenzione: la consegnò all'umanità, perché restasse uno spazio aperto e un bene comune. Quella vocazione delle origini sembra oggi lontana. La rete è ormai un terreno di conquista, dove il potere si concentra in poche piattaforme, i feed si popolano di eserciti di bot e di contenuti sfornati dalle IA e gli algoritmi erodono la nostra salute mentale e la tenuta delle nostre democrazie. Intervistato da Riccardo Luna (Qualcosa è andato storto), Tim Berners-Lee (Questo è per tutti) porta a Festivaletteratura il racconto di cosa internet è stato e cosa è diventato, ma soprattutto una tesi controcorrente: il degrado dell'ecosistema digitale non è irreversibile.
L'autore parlerà in inglese, con interpretazione consecutiva in italiano.