Dalla militanza cinematografica al racconto civile e intimo, la carriera di Stefano Rulli (Roma, 1949) rappresenta una delle pagine più incisive del cinema e della televisione italiana. Dopo gli esordi come critico per riviste come Ombre Rosse, Quaderni Piacentini, Cinemasessanta e Scena, nel 1975 firma con Marco Bellocchio, Silvano Agosti e Sandro Petraglia il documentario Matti da slegare - Nessuno o tutti, a cui segue l'inchiesta La macchina cinema. Dalla fine degli anni Settanta inaugura con Petraglia uno dei sodalizi di sceneggiatura più prolifici e premiati del nostro cinema: insieme firmano la trilogia sulle borgate romane (Il pane e le mele, Settecamini da Roma, Lunario d'inverno), grandi fiction come La piovra, Uno bianca e Perlasca - Un eroe italiano, e capolavori premiati con ben quattro David di Donatello per la migliore sceneggiatura (Il portaborse, La meglio gioventù, Romanzo criminale, Mio fratello è figlio unico). Già presidente dell'Associazione 100autori e della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, Rulli continua a intrecciare arte e riflessione etica alla propria vita. Fondatore della Fondazione Città del Sole Onlus a Perugia per l'autonomia delle persone con disabilità psichica, ha affrontato il tema dell'autismo del figlio Matteo – nei documentari autobiografici Un silenzio particolare (2004) e, a oltre vent'anni di distanza, Il figlio più bello (2025), diretto insieme a Giovanni Piperno per esplorare la sfida di un futuro indipendente oltre la famiglia.