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Se tradurre significa sempre mettersi al servizio di un'opera in lingua altra, da traghettare verso un pubblico nuovo, ritradurre un classico è un vero e proprio lavoro di archeologia del testo. Per il ritraduttore l'impresa è dunque ancor più ardua, poiché le vecchie traduzioni, spesso ampiamente note e amate dal pubblico, sono ormai entrate nel canone, quasi quanto gli originali. Eppure i classici sono organismi vivi, che continuano a parlarci dopo decenni o dopo secoli, e meritano di essere reincontrati e riletti, con voci sempre nuove. Per parlarci di queste impervie vie della ritraduzione non c'è nessuno di più adatto di coloro che le percorrono ogni giorno: Carmen Gallo (Procne Machine), poeta e traduttrice del capolavoro di T.S. Eliot, La terra devastata, che nel suo percorso di riscoperta è stato perfino ribattezzato, e Vincenzo Latronico (Le perfezioni), scrittore e traduttore di George Orwell e de Il conte di Montecristo, romanzo di Alexandre Dumas che continua ad appassionare un gran numero di lettori. Dialogano a Mantova con Marta Olivi, traduttrice.

Politecnico di Milano - Campus di Mantova
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