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"Sulle migrazioni si è costruita una narrazione tossica, che poi si radica attraverso un insieme di parole che circolano in continuazione e che saturano l'immaginario collettivo" spiega l'equipaggio della Tanimar, barca a vela utilizzata da un gruppo di ricercatori e ricercatrici per studiare la mobilità migrante nel Mediterraneo. Per cercare di invertire la rotta della prospettiva lessicale egemonica, raccontando il viaggio a partire da un linguaggio nato come forma di resistenza, gli antropologi del due alberi hanno individuato 42 parole (Controdizionario del confine) che appartengono alla lingua franca di chi attraversa il mare. Sono termini ibridi dalla forte stratificazione semantica, frutto di una mescolanza di differenti lingue ed esperienze, che restituiscono un punto di vista diverso da quello del mondo dei media e della politica. Incontra l'equipaggio della Tanimar il giornalista Christian Elia.

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