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"Il Saggio, d'altronde, è il volo libero che non deve render conto a nessuna gabbia narrativa; è l'appagamento che una mente trova in sé stessa dopo essersi posata sul mondo", scrive Claudia Durastanti in Falsi amici. Dopo avere frequentato le diverse forme della narrazione – dal racconto breve, al romanzo, all'autofiction –, l'autrice di La straniera e Missitalia fa un ulteriore passo e approda alla forma saggistica pura, per affrontare temi come la classe sociale, il linguaggio, l'identità e la maternità. Al suo percorso se ne intreccia uno di segno opposto. Nadeesha Uyangoda arriva alla narrativa dopo i saggi L'unica persona nera nella stanza e Corpi che contano: con Acqua sporca, il suo fortunato romanzo di esordio, ha attraversato il confine verso la finzione, che le concede "una libertà che la saggistica, per sua stessa postura, non permette". Eppure ritrova lì gli stessi nodi: la classe, la lingua, la maternità, l'identità. Due autrici a confronto, due traiettorie speculari alla ricerca, in fondo, della stessa libertà. Come a dire che ogni forma diventa gabbia, e ogni passaggio di confine è un modo di tornare liberi.

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