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La musica è stata la prima arte a essere completamente digitalizzata – da Napster a Spotify – e per questo, sostiene Alberto "Bebo" Guidetti, è il laboratorio perfetto per capire il capitalismo di oggi. In Il capitale musicale il musicista, tra i fondatori dello Stato Sociale, smonta la macchina: l'algoritmo non ci consiglia la musica, ma decide cosa esiste; non possediamo più musica, paghiamo un abbonamento per fruirne; e mentre il biglietto di un concerto costa quanto un mese d'affitto, al musicista restano frazioni di centesimo. Ma la "piattaformizzazione" tocca tutti i settori del lavoro culturale. Nell'economia dell'attenzione l'arte diventa "contenuto" e l'artista un "imprenditore di sé stesso" obbligato a coltivare un marchio personale; e il desiderio di "fare ciò che si ama" finisce per diventare una maschera della precarietà. Di tutto questo Guidetti discute con la scrittrice e attivista Espérance Hakuzwimana (Tutta intera) e con il giornalista ed esperto di cultura digitale Lorenzo Fantoni (Quel che non è salvato è perso).

Aula Magna dell'Università
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Festivaletteratura