12 | 09 | 2026

Camminare lungo la propria linea di confine

La narrazione intima di Mathias Énard nel suo ultimo romanzo "Malinconia dei confini"

Se immaginassimo di realizzare un affresco con le storie narrate da Mathias Énard nei suoi romanzi, il risultato sarebbe all’altezza dell’eclettismo delle pareti di Palazzo Te: al centro campeggerebbe un lunghissimo treno da cui guardar scorre l’intera Europa e le violenze di un secolo, come in Zona (Edizioni e/o, 2022); in alto a sinistra potrebbe esserci il Michelangelo di Parlami di battaglie, di re e di elefanti (Edizioni e/o, 2021) intento a porgere a un sultano turco il suo progetto per un ponte che unisca le rive del Bosforo; a destra collocheremmo la storia d’amore peregrinante tra la Persia, Costantinopoli e Palmira dei due protagonisti di Bussola (Edizioni e/o, 2016); in un angolino starebbe nascosto il cecchino de La perfezione del tiro (Edizioni e/o, 2018). In basso Lorenzo Alunni lascerebbe un grande spazio libero da riempire via via con le vicende contenute nella tetralogia di prossima pubblicazione, di cui fino a oggi è reperibile il primo volume - Malinconia dei confini. Nord (Edizioni e/o, 2026).

Nel suo affresco letterario, non poteva mancare un ritratto dello scrittore stesso, anche se questa è la prima volta che si include all’interno delle sue opere. Prima di lavorare a Malinconia dei confini, Énard non aveva pensato che fosse necessario parlare di sé, anzi, l’idea lo imbarazzava. Il click che lo ha condotto a fare una scelta diversa è scattato nel 2015, quando gli è successo qualcosa che lacerato un suo confine interiore.

Era estate e si trovava a Berlino, quando una sua cara amica fu colpita improvvisamente da un ictus. In quella circostanza il colpo più duro era stato constatare con quanta facilità la morte si fosse avvicinata a lui e ai suoi amici, e quanto fosse concreta la possibilità per ognuno di loro di scomparire del tutto da un momento all’altro. Successivamente la sua amica si è ripresa, è sopravvissuta all’evento, anche se da allora è un’altra persona. Nell’autunno dello stesso anno, Énard era diretto alla clinica di Beelitz dove era ricoverata, e mentre camminava gli tornò in mente un verso della poetessa peruviana Blanca Varela:

"Là dove tutto finisce, apri le ali"

Sul momento quelle poche parole gli parvero incomprensibili, come anche il tempismo con cui erano saltate fuori dalla sua memoria. Si trovava in una clinica che era stata un celebre sanatorio berlinese, un ospedale militare tedesco attivo durante le due guerre mondiali; una struttura grande come una città nel bel mezzo del bosco, e di fianco un lungo camminamento, sopraelevato di 15 m sul suolo, che non va da nessuna parte, da cui guardare dall’alto gli alberi attorno e parte delle rovine del sanatorio. Nella spettralità dell’autunno berlinese il Baumkronenpfad - questo il nome della passerella sopraelevata su cui passeggiava – accentuò l’impressione di assurdità di ciò che era accaduto alla sua amica. Eppure camminarci sopra era stato bello: quel percorso non lo portava da nessuna parte, non c’era praticamente nulla da vedere da lassù, però gli aveva risvegliato il ricordo di quei versi, e nell’essere lì capiva il senso di “aprire le ali”.

Iniziò a scrivere di quell’accidente perché gli era impossibile lasciar andare, arrendersi nel vedere la morte davanti agli occhi ed essere impotente di fronte a lei. La malinconia divenne il suo sentimento principale, e vi si appigliò per non farsi cogliere dalla tristezza. Fu così che camminare diventò la sua forma di resistenza alla disperazione: finché avesse continuato, si sarebbe dato la possibilità che una passeggiata risvegliasse in lui idee, ricordi per impedirgli di collassare su sé stesso. Trovarsi a Berlino, in quel frangente, gli permetteva a ogni passo di incontrare uno spunto nuovo. Berlino, la città dei confini spazzati via, è la manifestazione concreta di cosa significhi mantenere i segni della memoria e al contempo dar loro nuova linfa, nuova forma. Muoversi dentro Berlino è varcare di continuo frontiere invisibili che fino a qualche decennio fa erano pietra e filo spinato, e dà una misura di quanto labile e fluido sia il passaggio da una parte all’altra di una barricata.

Nella sua Malinconia dei confini Énard si muove lungo le linee che ci separano gli uni dagli altri, e attraverso l'unione di ricordi, libri e narrazioni storiche ci accompagna alla scoperta di quel che accade quando a essere spezzati sono i nostri confini interiori. Non ci resta che attendere i prossimi capitoli della tetralogia per seguirlo nel suo viaggio privato, che chissà, potrebbe anche non fermarsi a quattro volumi.

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