10 | 09 | 2026

Connessioni interindividuali in un mondo ibrido

Dialogo tra Vittorio Gallese e Mario Desiati sul sé digitale e sulla componente corporea connaturata agli esseri umani

Come possiamo noi esseri umani conciliare la nostra natura fisica in un mondo in cui è in corso una transizione verso una dimensione immateriale? I temi della presenza, delle relazioni e del rapporto degli umani con una realtà ormai ibrida tra l’analogico e il digitale sono stati il cuore della chiacchierata di questa sera tra Vittorio Gallese, neuroscienziato, professore e ricercatore, e lo scrittore Mario Desiati.

La scoperta dei neuroni specchio, avvenuta nel 1991 da un gruppo di ricercatori di cui Gallese faceva parte, e il racconto dei meccanismi di queste particolari cellule hanno fatto nascere interrogativi e riflessioni sul mondo di oggi. Infatti i neuroni specchio, particolari neuroni motori osservati prima sui macachi e poi sugli esseri umani, devono il proprio nome al loro funzionamento emulativo: si comportano riproducendo ciò che la mente osserva all’esterno, e sono alla base di alcuni meccanismi complessi come l’empatia. È chiaro come queste dinamiche siano strettamente legate al concetto di fisicità e di presenza, e come questi due fattori siano intrinsechi alla nostra natura di esseri umani.

E tutto ciò inizia a svilupparsi già in fase prenatale. È stato dimostrato come, già nel terzo trimestre di gravidanza, esista un legame imitativo; facendo sbadigliare le madri, gran parte dei feti sbadigliava a sua volta. Esiste quindi già una connessione interindividuale che inizia ben prima dei fenomeni di imitazione neonatale; e tutto questo come si traduce nella società dei giorni nostri, in cui la tecnologia si sta ritagliando un ruolo sempre più di primo piano? Per Gallese, ≪Il sé digitale non è un sé che si affianca a quello analogico, ma è la progressiva modificazione, riconfigurazione della nostra natura di sé corporei che si misurano con un mondo che non è più solo analogico≫. Il nostro ambiente è sempre più ibrido, e allora la nostra soggettività muta, si evolve e si adatta pur mantenendo saldi i tratti corporei che ci rendono umani.

La mediazione digitale non cancella la nostra empatia; il vero cambiamento è rappresentato dalle modalità di scambio e di rapporto che la tecnologia ha introdotto nella vita quotidiana. E l'intelligenza artificiale come si inserisce in questo contesto? Attraverso gli algoritmi dei social basati sull’IA, che determinano ciò che ci viene proposto durante lo «scrolling», «stiamo entrando in una dimensione in cui la tecnologia piomba a piedi uniti in questi meccanismi di interazione tra visione e movimento che sono la moneta corrente di quello che noi definiamo la nostra volontà. Le nostre scelte sono apparentemente ancora sotto il nostro controllo, ma in realtà sempre di più sono eterodirette da un algoritmo», dice Gallese.

L’intelligenza artificiale si presenta sempre più come un’arma a doppio taglio, con rischi concreti e severi, come quello di abdicare alla nostra umanità, calibrando il nostro modo di interagire con gli altri sul modello proposto dalla macchina. La demonizzazione o il proibizionismo non sono la soluzione, ma in un mondo che procede a passo serrato verso una presenza sempre più capillare dell’intelligenza artificiale, diventa necessaria una buona educazione in materia.

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