13 | 09 | 2026

La musica delle parole e il rumore del mondo

Lorrie Moore e Claudia Durastanti tra racconti, amore, politica e futuro

La scrittura di Lorrie Moore è, secondo Claudia Durastanti, caratterizzata da alcuni elementi: la musicalità, l’attenzione ai dettagli, la giocosità, la ribellione all’ordine, l’amore e la morte, la dimensione politica e, infine, una certa distanza dall’autobiografia. Anche se, come afferma la stessa Moore, è difficile per uno scrittore non inserire nella propria scrittura nessun elemento della sua quotidianità.

In uno dei suoi racconti, una donna beve del Merlot e sulle labbra le rimane una striscia viola. Questo è un esempio della cura per i piccoli dettagli che caratterizza la scrittura dell’autrice. Ma soprattutto nei suoi racconti troviamo una grande attenzione alla musicalità. Si tratta di una scelta consapevole: Moore cerca di trovare la voce e il suono giusti per i suoi personaggi e per le sue storie, descrivendo questo processo come una forma di composizione musicale. Non solo una canzone, ma anche una poesia, perché «scrivere racconti è come scrivere versi».

La giocosità e la ribellione all’ordine emergono anche nella disposizione dei racconti all’interno della sua antologia. Non li troviamo in ordine cronologico né tematico, ma semplicemente alfabetico, come in una playlist dalla quale il lettore può scegliere liberamente, scorrendo i titoli. Scherzando, Moore descrive questa scelta spiegando che non voleva spingere i lettori ad analizzare la crescita e la maturazione della sua scrittura:

«Cosa succede se io stessa non sono matura?»

Questo ordine crea accostamenti inaspettati tra racconti vecchi e nuovi e offre varietà alla lettura, senza imporre un percorso.

Nelle opere di Moore troviamo anche una dicotomia tra amore e morte, non tanto all’interno dello stesso testo quanto nella divisione tra romanzi e racconti.

«I romanzi parlano della morte e i racconti dell’amore»

Non perché i romanzi siano necessariamente deprimenti, ma perché la loro lunghezza permette di affrontare tematiche più complesse, mentre il racconto può concentrarsi su ciò che accade quando l’amore entra nella vita e porta con sé confusione.

Durastanti descrive i racconti di Moore come lontani da un eccesso di autobiografia. L’autrice, infatti, non racconta direttamente la propria vita nei libri, ma allo stesso tempo considera il lavoro di ogni scrittore almeno in parte autobiografico, poiché si scrive «perché qualcosa ha mosso il proprio cuore». Sono piccoli oggetti o elementi della quotidianità ad attirare la sua attenzione e a essere poi rielaborati nelle storie: le scarpe della sorella, il cane di alcuni amici oppure i piatti sporchi di una cena. Moore prende questi elementi, li trasforma e li reinventa sulla pagina.

Un’altra caratteristica della sua scrittura è la presenza dell’umorismo, spesso legato a una dimensione più assurda e quasi isterica. In un racconto, per esempio, le risate non sono soltanto risate, ma anche grida: «Molte risate sono urla». Il divertimento serve a liberare la tensione e a restituire qualcosa della natura umana, perché, secondo Moore, se non c’è divertimento non si sta davvero scrivendo della natura umana. Infine c’è la dimensione politica, che non riguarda soltanto l’attualità e l’amministrazione Trump, ma anche i «fantasmi della politica americana». Moore guarda a quarant’anni di storia degli Stati Uniti, un Paese ancora profondamente diviso tra gli Stati e, al loro interno, tra campagna e città. Nel Tennessee, per esempio, questa frattura si riflette anche nelle scelte politiche dei cittadini, divisi tra progressisti e conservatori.

Nonostante la complessità e i traumi della storia americana, Moore si dichiara abbastanza speranzosa nei confronti del futuro degli Stati Uniti. Il Paese è sempre stato un esperimento in continua trasformazione: dopo la guerra del Vietnam e la spaccatura degli anni Settanta è arrivata la presidenza Obama, mentre oggi, durante il secondo mandato di Trump, lo show business sembra rendere sempre più difficile distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. In questo contesto anche gli scrittori hanno un ruolo: come negli anni Settanta hanno scritto in risposta al conflitto, così continuano a farlo oggi, rispondendo con la propria scrittura ai grandi movimenti della storia.

Moore insegna scrittura creativa a giovani studenti universitari e continua a scrivere racconti. Descrivendo ciò di cui scrivono oggi i suoi studenti, parla di una grande varietà di temi: ognuno racconta qualcosa che ha vissuto o che vuole trasformare attraverso la scrittura. Ma, in particolare, i giovani vogliono scrivere di una cosa precisa: il futuro.

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