Lo scenario che ci aspetta
La vita di tutti noi è fatta di quotidianità, consuetudini, scenari a cui siamo talmente abituati da essere dati per scontati. Almeno fino a quando non si innescano meccanismi da sfera su piano inclinato, piccole modifiche che avanzano e prendono velocità, arrivando a essere irreversibili. Il cambiamento climatico ha agito su di noi in maniera simile, cambiando la forma dei luoghi che abitiamo, della natura, degli animali e quindi anche di noi uomini. E avendo distorto la scenografia in cui ci muoviamo, è entrato di diritto nelle nostre storie, anche e soprattutto letterarie. Alessandra Castellazzi e Bruno Arpaia nelle loro opere di ultima pubblicazione hanno fatto del cambiamento climatico uno dei loro protagonisti, intrecciando la sua evoluzione con le vicende interiori ed esteriori degli altri personaggi.
L'ispirazione per il suo esordio letterario La radura (Edizioni e/o, 2026) è sopraggiunta a Castellazzi nell'estate 2022, una delle più siccitose degli ultimi anni, che nella pianura padana ha avuto conseguenze disastrose. Il Po prosciugato in più tratti, il riemergere di oggetti sedimentatisi sul letto dei fiumi, campi in difficoltà, lunghe distese di coltivazioni ingiallite, secche. Per come si presentava, la pianura padana si prestava perfettamente a fare da sfondo alla narrazione gotica, new weird che stava prendendo forma nella mente dell'autrice. Viola è la piccola protagonista di questa fiaba nera, in cui dovrà affrontare le conseguenze di una prolungata assenza di pioggia e una forza misteriosa e oscura, a cui è collegata la sparizione della sorella Greta. L'assenza improvvisa della sorella è una metafora della scomparsa come fenomeno ricorrente legato al cambiamento climatico. Scomparsa di laghi, di fiumi, di piante e animali, il paesaggio che cambia fino a essere irriconoscibile e ci lascia orfani di un mondo presente solo nella nostra memoria. La storia raccontata da Castellazzi è un romanzo di formazione intimo, pieno di immagini sul cambiamento climatico come alteratore delle nostre vite private.
Al contrario Il mondo senza inverno (Guanda, 2026) di Bruno Arpaia si focalizza sulla dimensione collettiva del fenomeno. Riprendendo un romanzo scritto dieci anni prima, Qualcosa, là fuori (Guanda, 2016), Arpaia tratteggia il viaggio di una famiglia diretta in Scandinavia nella speranza di sfuggire ai territori del sud Europa, sempre più invivibili. Invece che trovare la liberazione, però, dovranno affrontare una società opprimente, che ha stabilito delle nuove gerarchie per distinguere coloro che hanno aumentato le loro capacità fisiche e intellettive attraverso un chip installato nei loro corpi e chi, invece, è declassato a cittadino di serie B, sulla strada verso la marginalizzazione. Le nuove condizioni climatiche hanno intaccato il concetto stesso di democrazia, sostituendola con una tecnocrazia che impone caste basate quasi esclusivamente sulle capacità di acquisto dei mezzi per la sopravvivenza futura, a discapito della vita della popolazione meno abbiente. La trama potrebbe apparire quasi fantascientifica, se non fosse che i presupposti su cui si basa sono presenti già ora. Difatti, la direzione in cui stanno andando i big tech americani è esattamente la stessa paventata da Arpaia.
Il proposito che perseguono i due autori nel presentare ai propri lettori le loro narrazioni è quello di dare concretezza alle possibili conseguenze di processi che sono già avviati, e non di alimentare la disperazione. Anzi, sono consapevoli di quanto sia pericolosa la disperazione a livello politico perché porta all'immobilismo, ed è un atteggiamento che non possiamo permetterci. Nella forma romanzo vi è il mezzo migliore per entrare a contatto con la sensibilità delle persone, per fare immaginare loro come sarà vivere dentro questo mondo. In questo la letteratura ha delle potenzialità maggiori della saggistica, e di conseguenza è lo strumento comunicativo più politico di cui disponiamo.