09 | 09 | 2026

Tradurre (non) è tradire

Chiacchierata sull'importanza delle traduzioni con Chiara Codecà, Laura Cangemi e Francesca Mignemi

Tradurre è un gioco di equilibri, in cui chi traduce deve mettersi al servizio del testo per restituire verità, fedeltà e pure ambiguità.

È un messaggio tanto semplice quanto spesso trascurato quello emerso dall’incontro di oggi pomeriggio, che ha visto Chiara Codecà, Laura Cangemi e Francesca Mignemi dialogare su un tema delicato e di fondamentale importanza culturale.

Il lavoro di traduttore, una figura relegata più frequentemente del dovuto in secondo piano, è stato raccontato da tre sguardi esperti; e proprio la pluralità e l’esperienza delle conduttrici ha dato il via a un dialogo su autenticità e sul suono delle parole. Partendo da come una traduzione si può o si debba flettere a seconda dell’età e della tipologia di pubblico a cui è destinata e le responsabilità che un lavoro di questo tipo comporta, l’evento è stato allegramente punteggiato da aneddoti tratti dalla vita professionale delle traduttrici.

Un tassello in più per capire e dare la giusta importanza a un lavoro che, se fatto male, rischia di sortire l’effetto opposto, portando le giovani generazioni ad allontanarsi dalla letteratura solo per via di una trasposizione ostica o semplicemente fatta male.

≪Tradurre significa accogliere la varietà e l’unicità del testo di partenza, ed è importante non perdersi dei pezzi, come gli usi figurati delle parole o le figure retoriche≫

sostiene Chiara Codecà; una frase che ha sollevato un buffo paradosso. Ad essere troppo attinenti al testo, si rischia di ottenere una traduzione completamente diversa negli effetti e nella resa; un risultato da evitare, se si vuole veramente rimanere fedeli alle emozioni e agli effetti dell’originale, come sostenuto da Laura Cangemi.

Un altro tema sollevato è stato la scarsa conoscenza e considerazione di un lavoro così importante da parte dei giovani; ad oggi,

≪considerare le traduzioni come infrastrutture organiche che ampliano gli orizzonti e permettono di portarci fuori dall’isolazionismo linguistico≫

come affermato da Francesca Mignemi, è fondamentale. Poi, ogni traduttore ha un metodo differente: non è importante solo la resa puramente a livello semantico. Anche la sintassi esige la sua parte, così come la musicalità delle parole, concetto ancora più centrale se la traduzione in questione fa riferimento a un testo in rima.

Un evento che non ha mancato di partecipazioni attive da parte del pubblico, che ha chiesto conto ad esempio dei titoli forzatamente tradotti in modo poco fedele. La risposta? Puro e mero marketing.

Un tassello in più per capire e dare la giusta importanza a un lavoro che, se fatto male, rischia di sortire l’effetto opposto, portando le giovani generazioni ad allontanarsi dalla letteratura solo per via di una trasposizione ostica o semplicemente fatta male.

≪Tradurre significa accogliere la varietà e l’unicità del testo di partenza, ed è importante non perdersi dei pezzi, come gli usi figurati delle parole o le figure retoriche≫

sostiene Chiara Codecà; una frase che ha sollevato un buffo paradosso. Ad essere troppo attinenti al testo, si rischia di ottenere una traduzione completamente diversa negli effetti e nella resa; un risultato da evitare, se si vuole veramente rimanere fedeli alle emozioni e agli effetti dell’originale, come sostenuto da Laura Cangemi.

Un altro tema sollevato è stato la scarsa conoscenza e considerazione di un lavoro così importante da parte dei giovani; ad oggi,

≪considerare le traduzioni come infrastrutture organiche che ampliano gli orizzonti e permettono di portarci fuori dall’isolazionismo linguistico≫

come affermato da Francesca Mignemi, è fondamentale. Poi, ogni traduttore ha un metodo differente: non è importante solo la resa puramente a livello semantico. Anche la sintassi esige la sua parte, così come la musicalità delle parole, concetto ancora più centrale se la traduzione in questione fa riferimento a un testo in rima.

Un evento che non ha mancato di partecipazioni attive da parte del pubblico, che ha chiesto conto ad esempio dei titoli forzatamente tradotti in modo poco fedele. La risposta? Puro e mero marketing.

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