Come invitati a una grandissima festa

11 9 2018

Come invitati a una grandissima festa

Elif Batuman: la scrittura, la vita e i regali del tempo

La copertina del romanzo L’idiota, ultima fatica della scrittrice e giornalista americana di origini turche Elif Batuman, è di un delicato rosa pastello su cui si appoggia, apparentemente pesante e inamovibile, una roccia di pietra grigia. Come racconta l’autrice a Gabriele Romagnoli durante l’evento che chiude l’edizione 2018 di Festivaletteratura, questa pallida tonalità di rosa – un millennial pink, per la precisione – all’inizio non le piaceva per niente. Eppure, come s'è resa conto nel corso degli anni, dentro questa sua resistenza al rosa era racchiuso anche il problema al centro del libro, ovvero la resistenza di Selin, studentessa di Letteratura russa a Harvard. Nel suo respingere determinati ideali e stereotipi di femminilità entro i quali essere incasellata – e nella silenziosa dialettica tra la roccia e il rosa – c’era anche la tensione tra densità e leggerezza, tra serietà e assurdità, tra struttura e disordine di cui il libro si nutre. Quella di Selin è in realtà l’esperienza di Elif Batuman stessa: L’idiota nasce infatti dal romanzo autobiografico che l’autrice aveva scritto e mai finito a ventitré anni, poi ritrovato quasi per caso mentre a trentotto lavorava a un altro romanzo. Se la sua prima reazione davanti al ritrovamento è di stupore nel realizzare «quanto poteva essere stata stupida» (da cui il titolo, L’idiota), la rilettura di questo primo esperimento narrativo la cattura completamente e le fa abbandonare il nuovo progetto per riprendere e pubblicare il primo.

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Quindici anni dopo essere nato dalla vita e dalla penna di una studentessa, L’idiota esce quindi "in differita" come secondo romanzo di una scrittrice ormai affermata, e si presenta come una riflessione che va al cuore della letteratura e del suo significato. Elif Batuman definisce il ritrovamento del manoscritto come «un regalo che il tempo le ha fatto», cancellando la vergogna che provava da ventitreenne per alcuni degli episodi narrati, poi trasformati in materiale storico. Con la sua ambientazione tra il 1995 e il 1996, nel 2018 L’idiota sembra lo specchio di un mondo completamente diverso, con la cortina di ferro appena crollata e l’email divenuta da poco d'uso comune. Un modo di comunicare oggi così naturale, quasi un fardello quotidiano, si riavvolge così nella sua iniziale stranezza, aiutando la Batuman a compiere quel processo di de-familiarizzazione delle convenzioni sociali, di svelamento della loro essenza costruita, che è obiettivo dello scrivere. L’email diventa anche il mezzo per esplorare le dinamiche sottili e universalmente complicate del corteggiamento e dell’imbarazzo, di tutti i piccoli eventi assurdi e naturali in questo bildungsroman, che è al contempo storia vera e romanzo, vita vissuta e letteratura, convenzione e sovversione dell’aspettativa.

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Se i confini tra fiction e non-fiction appaiono a Batuman riduttivi e artificiali, anche quelli su cui si fondano idee di identità e appartenenza mostrano tutta la loro inadeguatezza. Abituata alla sensazione di estraneità che il solo suono del suo nome le associava negli Stati Uniti, da bambina l'autrice trovava invece nelle estati trascorse in Turchia un completo senso di "casa", poi completamente capovoltosi quando, da adulta, si era trovata a viverci per un periodo. Col tempo, nondimeno, la domanda sulle sue radici ha perso per lei l’ansia a cui si accompagnava. «Nel nostro stare nel mondo dovremmo tutti sentirci come se fossimo degli invitati a una grandissima festa, dove non conosciamo quasi nessuno, ma siamo felici di guardarci intorno, di essere stati invitati, di essere lì». Non ci sono parole migliori per chiudere questa edizione di Festivaletteratura. Nel sorriso di Elif Batuman, nel pubblico sorridente di Piazza Castello, nel viavai di magliette blu per le strade, nell’aria calda della sera di Mantova in cui le campane delle sette interrompono per un attimo il parlare di romanzi e realtà, si sente proprio questo: la felicità di ascoltare, di osservare, di essere stati parte di una grandissima festa.

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