Meglio di un romanzo: Città Satellite
21 10 2019
Meglio di un romanzo: Città Satellite

Il progetto scelto nel 2019 dalle giurie dei pitching per essere sviluppato a puntate sul sito di Festivaletteratura e su Q Code Magazine

L'edizione appena trascorsa di Festivaletteratura, con Meglio di un romanzo ha portato nuovamente all'attenzione del pubblico una serie di inediti progetti di giornalismo narrativo ideati da giovani autori dai 18 ai 30 anni, protagonisti, insieme a scrittori e addetti ai lavori, delle sessioni di pitching in piazza coordinate da Christian Elia. Come in passato, uno dei progetti presentati durante gli incontri è stato selezionato per essere sviluppato nei prossimi mesi e pubblicato a puntate sul sito di Festivaletteratura e su Q Code Magazine. Nel 2019-20 la scelta è caduta su Città Satellite di Giulia Oglialoro. Le vicende al centro del reportage hanno come comune denominatore un imponente parco divertimenti sorto negli anni '60 alla periferia di Milano, uno spazio un tempo famoso e oggi in rovina che simboleggia – come spiega l'autrice nell'introduzione del lavoro – un luogo dell’animo, prezioso e ormai inaccessibile, scomparso per motivi economici o sotto la scure del tempo».

CITTÀ SATELLITE
[di Giulia Oglialoro]

La storia che vado a raccontarvi è intessuta di più storie. La prima è quella di Gino, che vive e lavora in una sala da ballo sperduta nella campagna milanese, arredata come una moderna camera delle meraviglie – tra luci al neon e statue in finto stile neoclassico – alle porte di una città che non esiste più. Ogni giorno Gino sgombera la strada davanti casa da rifiuti di ogni tipo, perché quella che una volta era Città Satellite, il primo e più antico parco divertimenti d’Italia, oggi è un’immensa discarica a cielo aperto.

La seconda storia è quella di due giostrai, padre e figlio: anche loro vivono appena oltre le mura di questa Città defunta, tesi fra la voglia e l’incapacità di andarsene, e nella loro roulotte assediata dai gatti mi raccontano che della Città hanno vissuto anche gli aspetti più scomodi, dalle visite delle Brigate Rosse fino alle sparatorie notturne, dai crimini che si consumavano nel bosco fino alle retate della polizia.

La terza storia è la mia, la nostra, la storia di tutti: ricostruendo gli affari illeciti che hanno portato alla chiusura del parco, Città Satellite emerge a tutti gli effetti come il simbolo di un paese mancato. Inaugurata nel 1964, sull’onda del miracolo economico italiano, traccia il ritratto di un’Italia lanciata verso un futuro scintillante che non si compirà mai fino in fondo. E mentre tesso insieme ognuna di queste storie, nella solitudine siderale di un pomeriggio d’inverno, mi rendo conto che accanto alla Città reale, sprofondata nella ruggine e nel degrado, esiste un’altra Città, che nessuna mappa e nessun documento potranno mai rivelare. Mi rendo conto che esiste una Città Satellite per ognuno di noi – un luogo dell’animo, prezioso e ormai inaccessibile, scomparso per motivi economici o sotto la scure del tempo, che però sopravvive, intatto, nella nostra memoria.


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