Ripensare la Smart City

6 9 2018

Ripensare la Smart City

Il ruolo dei dati nelle città digitali

Un viaggio nei meandri dei territori digitali, nelle entità remote che controllano quotidianamente i nostri comportamenti, nelle presunte città intelligenti, nei sogni inquieti che - non da oggi - accompagnano il rapporto tra uomo e macchina, nei social network e nelle fake news.


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Secondo il dizionario Treccani, Smart City (o città intelligente) è «un'espressione usata correntemente per le strategie di pianificazione urbanistica correlate all'innovazione e in particolare alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie della comunicazione per migliorare la qualità della vita dei cittadini». È una città quindi che usa quello che è ormai un elemento costante della nostra vita (chi non si sentirebbe perso nell’uscire di casa senza cellulare?) per creare dei benefici per tutti. Evgeny Morozov e Francesca Bria, autori del libro Ripensare la smart city, evidenziano però un problema in tutto questo: chi controlla i nostri dati?

Smartphone, computer, tablet, ma anche baby monitor con funzione wireless o lavagne interattive multimediali: ogni oggetto con connessione a internet raccoglie dati su di noi e le nostre abitudini. Dati che oggi sono nelle mani delle grandi aziende informatiche, che li rivendono, li usano per proporci nuovi prodotti o per altre funzioni di cui ancora non siamo a conoscenza. Le persone non sono più cittadini, ma utenti. Google, per esempio, ha all’attivo diversi progetti sperimentali: tramite Alphabet, sta progettando la creazione di un quartiere a Toronto con tecnologie e infrastrutture innovative, dai sistemi per la raccolta dei rifiuti a strade per auto che si guidano da sole. Un’iniziativa che risolverebbe i principali problemi legati alla crescita urbana, ma che pure non promette di essere senza difficoltà. Il pubblico conosce ancora molto poco delle reali intenzioni di Google e di cosa possa significare vivere in una città dove tutti i tuoi dati vengono raccolti.

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Per riprendere il controllo sulle proprie città e nello stesso tempo gestire i servizi pubblici nell’era digitale, secondo gli autori è necessario che i dati tornino a essere proprietà dei cittadini. Questi poi sceglieranno quali dati condividere con le amministrazioni pubbliche, che a loro volta potranno usarli per creare servizi per la collettività - per esempio migliorando il sistema dei trasporti o la politica degli alloggi. È quanto sta cercando di fare la città di Barcellona, dove Francesca Bria, responsabile dell’innovazione tecnologica, ha deciso di allineare le esigenze delle tecnologie con le esigenze della città. Il progetto DECODE (DEcentralised Citizen-owned Data Ecosystems), per esempio, è un tentativo in questa direzione che mira a sviluppare delle alternative pratiche a come usiamo internet oggi, dando alle persone il potere di controllare i loro dati e fornedogli gli strumenti per condividerli in maniera consapevole.

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Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:

Evento 6 “Vero o falso” - Evento 105 “Gli scomparsi della rete” - Evento 113 “La nostra vita all’ombra dei colossi” - Evento 126 “I nuovi sfruttati” - Evento 185 “Una rivolta contro la condizione umana”.

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