Ritratto di Signora

8 9 2018

Ritratto di Signora

«Biancamaria Frabotta non insegnava la poesia, era la poesia»

Prosegue la ricerca sul linguaggio e la scrittura drammaturgica avviata negli ultimi anni al Festival per ritrovare l'intimo e originario nesso tra teatro, poesia e letteratura.


Biancamaria Frabotta, poetessa, scrittrice, donna, presenta con il critico Roberto Galaverni la raccolta delle sue poesie (1971-2017) edita da Mondadori. E lo fa con le modalità che più la caratterizzano: con estrema cura e attenzione accompagna gli spettatori dell'Auditorium Lucio Campiani attraverso un viaggio poetico lungo più di cinquant'anni di riflessioni, parole e vita.

La poetessa romana indica un percorso per entrare nel fiume della sua poesia mai sopita, «una poesia viva che non chiude la realtà in formule fisse, in parole codificate», una lingua in continua evoluzione che reagisce all'esperienza. I suoi versi sono respiri che dischiudono il gioco dell'esperienza, il cui unico motivo conduttore sembra essere l'apertura alla vita e la sua costante esplorazione. Il poeta Alberto Frattini criticando le prime poesie di Frabotta non poteva che, inavvertitamente, rivolgerle descrizione e complimento migliore: «le sue poesie dicono troppo di lei come individuo, del suo segreto desiderio di sublime».

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Frabotta scrive «delle cose della vita» dall'interno dell'esistenza ad "altezza uomo" in «un tentativo, a partire dal doloroso strappo iniziale, di recuperare una sintonia con la vita». Non bada a filosofie, ma afferma «si scrive come si vive» e allora le poesie che legge appartengono a opere differenti che hanno segnato il percorso della sua vita, isole tematiche del mare poetico in cui è immersa.

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La poetessa parte dal celebre Affeminata: non un semplice neologismo per restare ai posteri, ma una parola per disorientare, «per far capire quanto è disorientante la vita di una donna». Ripercorre i "giovanili ardori" in Rumore Bianco, l'importanza del femminismo come pensiero, per esprimere su tutto, letteratura, cinema, vita, un punto di vista femminile, «un allegro e rabbioso desiderio di rovesciare il mondo». Si soffermava poi sulla Viandanza come condizione esistenziale tra la trasformazione inevitabile e la nostalgia delle cose perdute e di ciò che si perde, un tentativo di rientrare nel grembo materno. Il suo viaggio si conclude, per ora, con Da Mani Mortali, ultima opera dell'autrice. In questo affascinante percorso Frabotta mostra l'importanza dell'attenzione come atteggiamento centrale nella vita: l'attenzione per le persone che ci circondano, per la Natura, per le parole, per i particolari che increspano la quotidianità, perché solo «scrivendo una poesia sul particolare si può mettere in luce l'universale».

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La poetessa in tutti questi anni ha esplorato i luoghi misteriosi dove le parole si annidano, trovando «la poesia che abita nella terra di nessuno, luogo pericoloso, dove nessuno vorrebbe andare, ma molti se ne vogliono impadronire». Luogo in cui, con la sua voce attenta, ha fatto viaggiare per più di un'ora i molti spettatori dell'Auditorium Campiani.


Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:

Evento 11 “E’ Bal” - Evento 16 “Homo ridens lab” - Evento 29 “Autoritratto di un Giannizzero” - Evento 31 “Un giorno” - Evento 39 “Ipocrita, mio simile, fratello” - Evento 53 “Debra Libanos: il passato per le armi” - Evento 87 “La poesia che alle altre non somiglia” - Evento 116 “Tra il dire e lo scrivere” - Evento 144 “Come nasce una poesia” - Evento 147 “Sulle tracce della realtà” - Evento 168 “Amori poetici” - Evento 173 “Dicono che vi sia una parola” - Evento 174 “Crikecrak”.

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