C'è una retorica irricevibile che accompagna molte narrazioni dell'Italia di oggi: è un sogno contraddittorio di tradizione e ricchezza, nostalgia e rinnovamento, che attraversa borgate e grandi città, lacerate invece da un colossale mutamento antropologico che si protrae da decenni. Nei romanzi noir di Tullio Avoledo (Come si uccide un gentiluomo, Ultimo valzer di una ragazza perbene) e Maurizio Torchio (La peggiore specie), il trittico territorio/famiglia/impresa viene spinto da una prosa cristallina fino al suo punto di rottura. Emerge così un mondo di menzogne rapaci e assassine che nessun personaggio, qualunque sia il lato della barricata in cui ha scelto di collocarsi, riesce davvero a guidare, tantomeno a redimere. Eppure il grido dell'innocente – sia esso uno dei tanti animali da macello che riempiono le nostre tavole, o il volto di una sfrontata ventenne vittima di un mondo adulto e abominevole – è il fantasma che continua a interrogarci. Dialoga insieme agli autori Carlo Lucarelli.