Per secoli, la città europea è stata il teatro dell'emancipazione: dalle libertà comunali al welfare novecentesco, dal disegno dello spazio pubblico alle promesse di benessere e riscatto, in Europa vivere in città ha a lungo significato ampliare le possibilità della vita individuale e collettiva. Eppure, oggi subentra, forse torna, la questione della sopravvivenza stessa, "nella città" e "della città", minacciata da condizioni ambientali sempre più avverse, crisi energetiche, emergenze sanitarie, finanche dallo spettro della guerra. Disporre di ombra, acqua, rifugi è il requisito minimo ma non ovunque garantito, per rendere ancora possibile la vita urbana: è una condizione biologica e, non di meno, politica, al cui cospetto cambiano il progetto e l'idea di città, cui si chiede di essere abitabile ancor prima che abilitante. Forse allora la sopravvivenza è la più radicale forma di emancipazione del nostro tempo. Della città europea, tra storia, crisi e futuro, ci parla Paola Viganò, professoressa di urbanistica allo IUAV di Venezia e all'École Polytechnique Fédérale di Losanna, in dialogo con Annalisa Metta.