Due autrici che hanno scelto la lingua italiana anche per dare voce ai loro Paesi, ripercorrono con i loro romanzi la recente storia dell'Europa dell'Est, a partire dall'occupazione sovietica che non è stata solo militare ma anche culturale con l'imposizione della lingua russa a scapito delle lingue nazionali. Così Yaryna Grusha, docente di Lingua e letteratura ucraina presso l'Università Statale di Milano, in L'album blu racconta una famiglia e il suo Paese di origine, dal disastro di Chornobyl (così in ucraino), che l'ha portata fin da bambina in Italia, sino alla guerra in corso. Mentre Jana Karšaiová in Io non parlo russo ripercorre i legami familiari e in particolare il rapporto padre-figlia, mostrando nello stesso tempo i nodi politici e sociali della Slovacchia contemporanea, tra aspirazioni europeiste e istanze populiste. Sulle complesse dinamiche della storia recente che condizionano le esistenze delle persone comuni e sui confini fisici e virtuali difficili da attraversare, le due autrici si confrontano sotto la guida della scrittrice e bibliotecaria Francesca Zoppei.