28 | 08 | 2026

La parola e la piazza

Dalla predicazione medievale al giornalismo d'inchiesta e alla testimonianza civile: un itinerario per riportare la parola al centro della piazza e del discorso pubblico

Portare la parola letteraria in piazza è stata la "rivoluzione" compiuta trent'anni fa da Festivaletteratura. Molti secoli prima, nell'inquieta stagione tra Medioevo e Rinascimento, un ben più potente movimento di rinnovamento religioso usciva dalle chiese per portare parole di condanna e di speranza, di pace e di apocalisse tra la gente di ogni ceto. Oggi che la comunicazione pubblica torna a promettere salvezze e punta il dito verso nemici interni ed esterni, guardare alla predicazione medievale aiuta a riconoscerne l’eredità lontana nelle parole attuali, mostrando cosa accade quando una voce promette di dare un senso al presente e di ordinare una società in rapido cambiamento. Nella ricorrenza degli ottocento anni dalla morte, Festivaletteratura celebrerà Francesco d’Assisi dedicando a una delle sue eredità più vive, l’arte della predicazione, un ciclo di incontri curato da Michele Lodone e Luca Ughetti. Attraverso quattro figure emblematiche – Ildegarda di Bingen, Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano e Girolamo Savonarola – si affronteranno alcuni aspetti cruciali della predicazione – la voce delle donne, il rapporto con il denaro, il confine tra obbedienza e dissenso, l’annuncio della fine – grazie agli interventi di Antonio Montefusco, Marina Montesano eGiacomo Todeschini. A completare l'omaggio francescano, Alessandro Barbero ripercorrerà la vicenda biografica del santo d'Assisi attraverso una puntuale comparazione delle fonti, riportando alla luce i tormenti e gli slanci mistici di una personalità straordinariamente carismatica, ma molto più complessa e stratificata rispetto alla vulgata ufficiale.

Per chi ha subito violenza parlare in piazza è un atto di coraggio: raccontare la propria storia diventa un'urgenza, una necessità morale, la strada da percorrere per non rimanere due volte vittime dei propri aggressori ed evitare che tutto venga ridotto a una questione personale. Gisèle Pelicot e Gino Cecchettin al Festival si troveranno per la prima volta insieme: la capacità di resistenza, la determinazione nel fare discorso pubblico delle tragedie vissute, la tenace fiducia nella possibilità di un cambiamento li rendono un punto di riferimento per chi oggi combatte la violenza contro le donne. A un’altra dimensione del dar voce al privato si riconduce l’incontro tra Marina Viola e Stefano Rulli, che porteranno testimonianza di che cosa significhi vivere con un figlio autistico, stargli a fianco ogni giorno, battersi per la sua autonomia e insieme vedere come questo rapporto porti a riconsiderarsi ogni giorno come genitori e come persone.

La parola di piazza è stata e rimane parola di protesta. Se Annalisa Camilli – nell'ambito degli accenti – s'interrogherà sugli spazi lasciati oggi all'espressione di questo fondamentale diritto democratico, Caterina Carradori ricorderà la centralità del "prendere parola" per "prendere corpo" nelle battaglie femministe nate intorno alle esperienze dei primi consultori autogestiti nati a Torino negli anni '70. Carradori è la vincitrice dell'edizione 2025 diMeglio di un romanzo, il progetto di Festivaletteratura a sostegno dei nuovi talenti del giornalismo narrativo, che avrà nel 2026 una nuova edizione, sempre coordinata da Christian Elia, con le consuete sessioni di pitching in piazza condotte da Annalisa Camilli, Eugenio Cau, Simone Pieranni e Riccardo Staglianò.

A rappresentare il giornalismo libero che tenta oggi di sopravvivere e di tenere fede alla propria missione nei contesti autoritari sarà Lina Attalah, una delle voci più influenti e autorevoli del mondo mediorientale nonché fondatrice di Mada Masr, ultima testata indipendente a operare in Egitto e a svelare i crimini e le violazioni dei diritti fondamentali sotto il regime di Al-Sisi. A un monumentale esempio di giornalismo di denuncia sarà dedicato la conferenza-spettacolo di Mauro Pescio Operazione Massacro, che riprende la celebre inchiesta di Rodolfo Walsh che scoperchiò un sanguinoso episodio di terrorismo di Stato avvenuto nell'Argentina degli anni '50. A Beppe Severgnini spetterà invece il compito di dialogare a distanza – attraverso i materiali conservati nell'archivio del Festival – con i grandi giornalisti e reporter che hanno animato le piazze di Festivaletteratura nel corso di questi trent'anni.

Eventi collegati

Festivaletteratura