I guardiani della parola

7 9 2018

I guardiani della parola

Sacro e profano alla ricerca del significato più vero e profondo delle parole

L’affascinante cornice di Palazzo San Sabastiano ospita due voci molto diverse l’una dall’altra: quella di Maurizio Maggiani e don Luigi Verdi, sacerdote.

Tra gli italiani che interverranno alla prossima edizione assume una particolare rilevanza la presenza di autori che arrivano al romanzo o al racconto dopo un percorso di successo nella scrittura per il cinema o per il teatro. L'interazione tra letteratura e altre forme espressive – cinema, musica, fumetto – sarà più esplicita nei bonus track, in cui coppie inedite di scrittori e artisti cercheranno di regalare qualcosa in più di un tradizionale evento letterario.


Una coppia tanto strana quanto riuscita che ha sentito la necessità e la voglia di rifugiarsi l’uno nell’altro per parlare, scrivere e ragionare sulla nascita delle parole, per giungere alla pubblicazione di un piccolo capolavoro intitolato Sempre.
Un legame che non è solo amicizia, quanto più fratellanza. Infatti, entrambi si rivolgono l’uno all’altro definendosi “fratello”.

(caricamento...)

Maggiani apre il dibattito auto presentandosi e definendosi «non cattolico ma cristiano».
Conosce la Bibbia, i Vangeli e la Parola, ma non si annovera tra coloro che hanno ricevuto il dono della fede. Una posizione di liberazione e sofferenza, che lo fa sentire molto spesso solo, ad affrontare ciò che gli succede con le sue uniche forze, senza il “sostegno” che può arrivare dalla religione.

Nonostante questo si dice convinto di avere diritto al sacro.
Come fa molto spesso, sottolinea le sue origini contadine: i primi insegnamenti sono arrivati dalla famiglia - in particolare dalla nonna Anita, che ricorda a trentacinque anni dalla sua morte con grandissimo affetto e commozione.
Gli uomini della sua famiglia sventolavano la bandiera dell’anarchia: un’anarchia ben precisa, secondo la quale non si deve essere tutti servi, ma tutti signori. Erano uomini che accompagnavano le loro donne in chiesa ma che le aspettavano fuori. Sia uomini che donne però erano in grado di stabilire un rapporto con la natura, profondo e proficuo, che permetteva di raggiungere la sacralità.

È questo che Maggiani ricerca negli incontri con don Luigi, che descrive come conviviali, così come voleva Gesù Cristo, «mangiate e bevete in memoria di me». La strana coppia fa questo, mangia, beve e ragiona.

Ed è proprio don Luigi a ricordarci che per lui il “sacro” non è religioso, ma è qualcosa che viene elevato al di sopra del resto.
Sacra è la cena, il pranzo, un tramonto, un abbraccio, un bacio, una parola. Ci sono parole che devono essere capite alla radice, analizzate e contestualizzate. Nonostante sia un prete, non riesce ancora a dare una definizione di “Dio”, proprio perché «ci sono certe parole che prima di essere pronunciate devono essere masticate molto bene». Questo perché noi esseri umani abbiamo un’enorme responsabilità: essere guardiani delle parole.

Nella Genesi ci viene raccontata la creazione del mondo secondo l’ottica cristiana: Dio creò il mondo e l’uomo a sua immagine e somiglianza, e alla fine, fu soddisfatto del proprio lavoro. Ma l’uomo era triste e soffriva. Allora Dio radunò al suo cospetto tutte le creature, chiedendogli di dar loro un nome. Gli affiancò la donna, che creò da una sua costola, affinché non fosse più solo. L’uomo diventò così il guardiano del creato e di tutte le creature che abitano con noi il nostro pianeta, e assieme agli animali, alle piante, ai fiumi e alle montagne, gli è stata affidata la parola.

Abbiamo parole per descrivere l’universo intero, di cui siamo custodi e sacerdoti (che, guarda caso, significa proprio “guardiano”). Come il sacerdote bacia il Vangelo prima di leggerlo, così noi dobbiamo accostarci alle parole con amore e rispetto, in quanto esse contengono il sacro. Molto spesso le diamo per scontate ed è per questo che dobbiamo soffermarci sul significato più profondo che contengono.

Durante questo bellissimo e toccante dialogo, corredato da risate, nostalgia e momenti di reale commozione, sono state date definizioni di parole probabilmente difficili, come “grazia” e “morte”. Scrittore e sacerdote danno una propria visione: la Grazia è un dono che il primo dei due non ha mai ricevuto, ma sottolinea come essa sia allo stesso tempo dono e leggerezza.

La Grazia non chiede nulla in cambio, neanche il ricordo della gentilezza che è stata concessa. Assieme alla grazia sta la magnanimità, la grandezza d’animo, il fare del bene per il solo scopo di donare. Il più grande magnanimo della storia è stato Gesù. Molti di noi infatti sono gentili, ma davvero pochi possono definirsi magnanimi.

Per parlare di morte, entrambi raccontano due episodi della loro vita: Maggiani racconta la sua paura della morte, che lo ha seguito fino alla perdita della sua amata nonna. Si è riconciliato con la morte quando l’ha vista morire lentamente, con dignità e compostezza, in maniera talmente leggera da fargli capire che di fronte alla morte non cambia nulla. Finché vive il ricordo, nessuno morirà mai.

Don Luigi Verdi parla invece della perdita del proprio padre, che voleva salutare con un ultimo bacio. La morte non glielo concesse, glielo portò via prima. Visse per cinque anni con questo fardello sulle spalle, finché, un giorno, delineò la propria visione della morte e di Dio, che a suo parere, gli cammina dietro, raccogliendo ciò che lascia lungo il cammino della vita. Pensa che prima o poi, quando si troverà faccia a faccia con Lui, gli sarà concessa la possibilità di dare finalmente quel bacio. La vita eterna è anche il ricordo di una persona, è quello che si è fatto in quell'ora con nonna Anita, e con il babbo di don Luigi.

A noi viene affidato il compito di essere portatori di vita oltre la vita. Solo il silenzio è esclusione e morte in senso letterale, mentre con la parola si mantiene viva la memoria.


Per chi vuole approfondire il percorso, Festivaletteratura propone:

Evento 18 ”Dieci anni dopo” - Evento 44 “Per alibi solutori” - Evento 50 “Occhi neri” - Evento 55 “Credevo che” - Evento 61 “Marenglen” - Evento 64 “Un incendio per un cuore di paglia” - Evento 69 “I tormenti di una terra di confine” - Accenti, venerdì 7 ore 17.00 - Evento 106 “In questa commedia che è la vita” - Evento 108 “Dialoghi sulla scrittura” - Evento 111 “Italiani si rimane” - Evento 133 “Ricomincio daccapo” - Evento 142 “Cambio registri” - Evento 145 “Noi siamo ciascuno la propria storia” - Evento 157 “Voci dal Novecento” - Evento 161 ”Questioni di cuore” - Evento 162 “Colapesce vs Rossari: round 1” - Evento 172 “Il mondo ha bisogno dei vip” - Evento 188 “Innamorarsi a (di) Roma” - Evento 190 “I cortocircuiti di una nazione” - Evento 194 “Aggiungere vita ai giorni” Evento 203 “Altezza zero”.

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